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Verso Est - Budapest e Praga By lo Scuro

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Verso Est - Budapest e Praga


Verso Est - Praga e Budapest
by lo Scuro



Vacanze 2006 il prologo.

Ho preparato la moto, i bagagli sono stati caricati, la musica uploadata sul mio lettore mp3, il navigatore è a posto, la pressione delle gomme pure, fra 6 ore ho il puntello con i ragazzi ed io non ho sonno… ma devo dormire…ho una lunga cavalcata da affrontare ed io non ho sonno…zzzzz…



Trovate tutte le foto del reportage nella sezione
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La Partenza.
E’ ancora buio, il flash della mia nikon abbaglia le parti rinfrangenti dell’abbigliamento tecnico appoggiato sulla moto e anche se fortemente in anticipo mi catapulto su “Elektra” e mi dirigo verso il luogo che vedrà riunirmi con Elio, Albe e Fabio.
L’aria è frizzante la luna è là splendente, beffarda che gode della fresca aria di una notte che sta per lasciare il suo spazio ad una giornata torrida ed afosa.
Arrivo per primo, e mi diletto a fotografare i luminosi occhioni di “Elektra” rivolti alla scintillante luna; la GS carica del suo fardello scalpita per gustare i prossimi giorni di spensieratezza che ci aspetteranno (ma sarà poi vero?)

Nel silenzio della notte si ode il caratteristico rombo di un “boxer” pesante ed infatti ecco sopraggiungere il Panzer di Fabio seguito dopo pochi minuti dai GS di Albe e di Elio e Luana.
Dopo i soliti rituali e raccomandazioni varie io e Albe prendiamo la testa del gruppetto e con velocità allegra (ma non troppo) segnamo il ritmo del nostro viaggio che ci porterà in Ungheria e Rep. Ceca.

L’alba fa sempre un effetto molto speciale, mi trovo a oltrepassare il bivio di Acqua Calda (Siena) e il sole comincia a fare capolino dandomi quel piacevole effetto romantico e trasognato, all’orizzonte si scorgono però degli ammassi nuvolosi che non fanno presagire nulla di buono ma tanto ormai alla pioggia sono abituato e di certo non è un acquazzone a impensierirmi…anzi.

I km si susseguono uno dietro l’altro, nella notte quelle nuvole nere che avevo individuato chilometri fa, hanno vomitato il loro carico di pioggia che riversandosi sull’asfalto lo hanno reso viscido ed insidioso. Vedo la GS di Elio un po’ troppo “accucciata” e il suo ondeggiamento mi fa pensare di ricordargli di “precaricare” un po’ di più le sue sospensioni perché in quello stato la moto è davvero troppo leggera sull’avantreno, ma glielo dirò al prossimo rifornimento.

Abbiamo oltrepassato Firenze, si sale per il Mugello verso gli appennini, il mio “boxer” è allegro, vuole strada e concedo ad esso un momento di allegra danza , dietro di me si appiccica la “rossa” di Albe con il quale guideremo spediti fino a Pian del Voglio dove il traffico causato dalla strada viscida e da alcuni incidenti rallenteranno la nostra corsa.
Zigagando in mezzo alle colonne di auto riusciamo ad arrivare nei pressi di Cantagallo, negli specchietti ho Fabio, Albe è partito verso Bologna ma io ho creduto opportuno rallentare per attendere l’arrivo di Elio che nonostante la nostra bassa velocità non si vede arrivare. Siamo rimasti io e Fabio e con lui decidiamo di fermarci in una piazzola per aspettare l’altro equipaggio che tarda a raggiungerci.

Chi va in moto conosce il sistema, se dopo un tot di minuti non si vede arrivare il tuo gregario puoi cominciare a preoccuparti. Dopo perplessità, incognite, e domande, un brivido ci corre su per la schiena; arriva puntuale la telefonata di Albe che ci informa dell’incidente subito da Elio e Luana.
Veniamo a sapere che i due sfortunati compagni di viaggio stanno concludendo prematuramente il loro periodo di ferie a bordo di una autoambulanza (fosse moto almeno) che li condurrà all’”ospedale maggiore” di Bologna e anche noi decidiamo di conseguenza di fare rotta verso quella direzione.
Con grande sollievo vediamo scendere dall’ambulanza con le proprie gambe Elio mentre Luana, in barella, se la caverà con una frattura ad una gamba.

Siamo un po’ demoralizzati, una volta resoci conto delle reali condizioni dei nostri amici e fatto loro auguri e raccomandazioni, decidiamo di proseguire il viaggio, il tempo è grigio, afoso, e di fronte a noi ci sono sempre quei maledetti nuvoloni neri che scaricano a terra fulmini e pioggia.
Veleggiamo verso Lubjana con un ritardo di circa tre ore sul ruolino di marcia e la nostra prossima meta dista ancora centinaia di Km. per cui decidiamo di aprire un po’ di più il gas affidando con successo e fortuna le nostre patenti alle “info” sulle postazioni dei velox contenute dal mio navigatore.
Dopo alcune soste per abbeverare le nostre cavalcature e sfamare le nostre membra, raggiungiamo Gorizia. Da questo punto mi autocensuro per le prossime cinque ore visto che la mia compagna riesce a dimenticare a casa la carta d’identità. Oltre Elio e Luana perdiamo anche Fiorenza che si vede “rimpatriare” dalla polizia di frontiera.
Per buon gusto, educazione e savoir faire ometto la descrizione degli eventi scaturiti da questa condizione di panico, posso solo affermare che l’alto senso di eroismo di Fiorenza la porta a decidere di andare a trascorrere le sue vacanze da parenti poco lontani e consentire al gruppo superstite di continuare la vacanza in terra dell’est europa.
Albe e Fabio trovano alloggio a Gorizia, io dopo avere accompagnato Fiorenza dopo Venezia, li raggiungerò in nottata sotto una battente e robusta pioggia (e te pareva).


Il sole? Un optional !!
Archiviato il precedente giorno nefasto le tre GS varcano finalmente la frontiera Slovena e la nostra direzione è Budapest in Ungheria.

La Slovenia è formata da diverse zone appartenenti un tempo all'Impero austro-ungarico. Il centro, che costituisce gran parte del territorio, è formato dalla vecchia Carniola (Kranjska in sloveno), a sua volta suddivisibile in Alta Carniola (Gorenjska), Bassa Carniola (Dolenjska) e Carniola Interna (Notranjska). Il capoluogo della Carniola è Lubiana (originariamente Laibach), che è anche la capitale della Slovenia. La parte orientale è formata dalla parte meridionale della (Štajerska), con capoluogo Maribor(in origine Margburg o Marburgo), più l'Oltremura (Prekmurje), un tempo lembo del Regno di Ungheria. A nord, la Slovenia comprende anche una piccola parte della Carinzia (Koroška). La zona costiera e occidentale è invece formata dalla cosiddetta Primorska, l'area che nell'Impero Austro-ungarico era chiamata Kustenland (Litorale), costituita da zone appartenenti all'antica Contea di Gorizia e Gradisca (Friuli orientale) e all'Istria (la zona di Capodistria, in sloveno Koper).

Ci rendiamo conto della differente realtà tra Italia e Slovenia ma salta subito all’occhio la pulizia, l’ordine e lo sviluppo socio economico che porterà in pochi anni questa nazione ad integrarsi e uniformarsi perfettamente al nostro stile europeo.
Dopo km di (maledetten !!! ) autostrade riusciamo nel pomeriggio a fare una breve sosta per fare il punto della situazione e cartina alla mano e sigaro in bocca Alberto con fare soddisfatto ci comunica che a breve ci saremmo trovati in territorio Ungherese.
Bhe… desidero chiderVi…. come Vi sentireste quando la frontiera che avete di fronte batte la bandiera di un altro stato???? Ridere? Piangere? Ink…rsi ??? Nulla di tutto ciò, bisogna semplicemente mettersi in fila e aspettare il proprio turno !! dopo la snervante attesa un bruttissimo e “sfavatissimo” poliziotto Croato ci fa segno di avvicinarsi, ci pone qualche domanda nella sua lingua e ognuno di noi alla fantozzi risponde a casaccio Yes e No.
o



Gente siamo in Croazia !!!!

Mavafff….. abbiamo allungato il giro di soli trecento km !!! cosa vuoi che siano !!!
Aboliamo le soste optional se non quelle per fare benza e ci fiondiamo verso Budapest che vorremmo raggiungere prima di buio.
Alcune leggende metropolitane disegnano l’Ungheria come un paese ostile ai motociclisti, luogo in cui i poliziotti si divertono a balzellare le loro strade in attesa di un turista distratto che supera lo speed limit anche di pochi km/h per chiederti un “pizzo” a fronte della tua “libertà”.
Per questo motivo eravamo un po’ timorosi della patria della paprika e delle belle donne, ma alla frontiera ungherese è proprio una bella e biondissima poliziotta ad alzarci la sbarra di confine e farci accomodare con un sorriso smagliante in quella che sarà per noi per i prossimi giorni la nostra fonte di relax ed emozioni culturali.

Le strade sono larghe, il loro fondo è ottimo, i cartelli ci indicano l’avvicinarsi della capitale ma dimenticano di informarci che per i prossimi 200 km i controlli della locale polizia è davvero massiccia. Le bianche skoda con lampeggianti camminano a velocità ridotta sulle corsie di emergenza, sembrano segugi a caccia di infrazioni mentre più in la incrociamo per almeno cinque o sei volte altre auto ferme ai bordi delle strada dotate di laser.
Urghhh che stress mantenere la velocità di 110 km/h ma finalmente superata la vista del lago Balaton riusciamo ad abbandonare le piatte e squallide campagne ungheresi addentrandoci nella periferia di Budapest.
I centri agricoli hanno lasciato spazio a moderne costruzioni e grandi centri commerciali che ci ricordano che siamo arrivati a Budapest fatta di grandi viali alberati, tanta gente, caffè e bar all’aperto, musica e tanti ristoranti.

Finalmente attraversiamo il ponte della libertà e mentre sotto di esso scorre placidamente il Danubio ( perché lo chiamano Danubio Blu se è orrendamente marrone?), alla mia dx compare finalmente come un miraggio lo stabile del nostro albergo.
Le nostre moto vengono accompagnate e custodite nel loro box affinché anche esse possano godere del meritato riposo mentre io mi spiaccico sotto la doccia in cerca di un po’ di relax.
E’ l’ora di cena ed eccoci di nuovo in strada ma questa volta a piedi a percorrere le luminose strade del centro in cerca di un tipico ristorante locale.
Camminiamo in questa città dell’est che ne ha viste di tutte i colori nella sua millenaria storia.Gli edifici portano i segni del suo tragico passato, la storia recente dei bombardamenti nazisti, dell’invasione sovietica, degli scempi del comunismo ottuso e della disperata rivolta del 1956. E’ come una signora un po’ attempata che non riesce del tutto a cancellare i segni di una vita avventurosa, di grandi amori vissuti ma di tante e forse troppe delusioni.
La cucina ungherese…semplicemente memorabile. Assaporiamo un vino dalle mille tonalità, di un sapore da innamorarsi e ceniamo celebrando le bontà del goulash e dei dolci mitteleuropei. Fantastico.
La stanchezza è davvero troppa anche per una persona dinamica come me, non resisto più, voglio andare a dormire e ancor prima di rendermi conto se il mio giaciglio è confortevole o meno mi accorgo che è già mattina.

Il primo giorno di Budapest lo dedichiamo alla scoperta di questa città. Tocca a Buda. Il cuore monumentale, elevato fisicamente e culturalmente, sede dei musei più importanti, del palazzo reale, del vecchio borgo medievale, della chiesa di Mattia Corvino e della statua più importante, una delle statue equestri più belle in assoluto: sua maestà Re Stefano I, il Re. A lui si deve la cristianizzazione di questo popolo nell’anno 1000, lui gli ha dato un identità, lui ha deciso quali sarebbero state le sorti dei figli di Attila.Buda è spettacolare, forse neanche la decantata Praga arriva a tanto. La Collina del Castello racchiude bellezze architettoniche davvero impressionanti: dalla maestosità del Palazzo reale voluto dai re ungheresi e abbellito dai capricci di sua maestà Maria Teresa d’Austria, l’Imperatrice, l’unica mamma d’Ungheria, al Bastioni dei Pescatori, muraglia a strapiombo sulle torbide acque del Danubio, dalle cui guglie si apprezza un panorama mozzafiato su lato del Parlamento nella caotica e frenetica Pest.In mezzo..l’anima di Budapest. Il suo cuore pulsante…il Danubio. Tutto nasce da qui, dalle sue acque che scorrono, collegandola con le vecchie cugine, Bratislava e Vienna, prima di infrangersi contro i ponti di Belgrado.I nove ponti che collegano Buda e Pest sono come bracci di metallo e pietra che hanno cercato, forse invano, di unire queste parti così diverse di una città speciale, divisa in due ma unica nel suo genere.Ci innamoriamo subito di lei.

Le tenebre viola ricoprono Budapest e le luci ne mostrano un volto che se possibile, è ancora più bello. Tutte le due sponde del fiume si illuminano, da una parte Buda con le sue guglie e il Palazzo Reale, dall’altro i locali-barca di Pest, i suoi ristoranti, il Parlamento, le chiese gotiche…una lotta di luci e di immagini, in mezzo come sempre, instancabile il buio…il Danubio.
Il secondo giorno invece lo dedichiamo al relax vero e proprio tant’è che decidiamo di posare le nostre stanche membra sulle sponde del ridente lago Balaton.

Con mio grande stupore mi accorgo che sono davvero tanti e ben organizzati da fare invidia ai nostri stablimenti balneari che accolgono i numerosi turisti che trascorrono in riva al lago una bella e spensierata giornata di festa.
Non vi è molto da raccontare su come abbiamo vissuto l’amena gita da bradipi, voglio però fare una n.d.r.!! Ho notato che gran parte delle donne ungheresi in costume da bagno NON SI DEPILANO !!!! (nemmeno il sedere!!! )
La sera la dedichiamo ad una abbondante cena consumato in un bel ristorante di VACI utca a base di gulasch e carne di manzo condita dalle nostre cazz@@te e commenti sulla giornata trascorsa goliardicamente.
Ancora poche ore di Budapest, tra poco quando il sole farà capolino specchiandosi nelle acque del Danubio saremmo costretti nostro malgrado a muoverci verso la incantevole Praga.

Vengo pervaso da un senso di libertà che colpisce molti di noi avventurosi motociclisti, nessun legame con orari, appuntamenti di lavoro, assillanti problemi quotidiani.
Mi trovo ad essere un tutt’uno con la mia moto, non sono io che la guido, non è lei a piegare, siamo io e lei insieme fusi in una unica entità che affrontiamo la strada con disinvoltura e scioltezza.
Il sole e il vento baciano il mio viso e la direzione scelta è Praga.
La velocità è costante e finalmente solchiamo strade che danno ai nostri sensi le prime emozioni.
Belle curve veloci, bellissimi sono i paesaggi che ci circondano ai quali la regia viene data al Danubio che ci accompagnerà fino al confine con la Slovacchia.
Prima di uscire dall’Ungheria però ecco i soliti tutori dell’ordine che “captano” con il loro laser il buon Alberto che viene fermato dalla pattuglia. Purtroppo per Alberto, a lui viene inflitta una ammenda per eccesso di velocità, mentre purtroppo per i poliziotti, Alberto non aveva un’euro in tasca ed essi non aspettandosi la di cui misera condizione economica (rivelatasi poi falsa) hanno dovuto consegnare un bollettino prestampato e farsi promettere da Albe ( seeeeee) che si sarebbe recato presso il più vicino ufficio postale per pagare la sua ammenda.

Continuiamo a costeggiare il Danubio e finalmente ci troviamo alla frontiera Slovacca che si rivelerà ai nostri occhi un territorio molto povero economicamente.
Infatti vengo colpito subito dalle condizioni retrograde dell’ambiente circostante e ho l’impressione di essere stato proiettato nel passato ad almeno 30 anni dai giorni nostri. I mezzi di trasporto sono vetusti, mal tenuti, le automobili in voga sono ancora le trabant e le zavztava carrozzate Fiat 124.
Attraversando l’interno del paese ho vissuto dei momenti surreali, ho incrociato dei carri di legno con ruote di automobili trainate da asini e vecchi motorini fumanti con in sella dei personaggi che molto hanno a che fare con i personaggi del fumetto “ Gruppo TNT e Alan Ford”.
Il lato positivo è che in un villaggio abbiamo pranzato abbondantemente spendendo solo 5 modesti euro.

Visto che il mio navigatore non ha la cartina della Slovacchia ci affidiamo nostro malgrado alla cartina di Alberto sciogliendo così le briglie alle nostre GS che amano soprattutto l’avventura. Le accontentiamo e percorriamo alcuni km di sterrato in totale out road in mezzo al bosco prima di incrociare la strada provinciale che ci condurrà verso il confine con la Rep. Ceca. L’atmosfera era quella del film “ week end di paura” ehehehe….
La Slovacchia è la parte povera della ex Cecoslovacchia e lo si capisce varcando il suo confine … qui le cose sono molto diverse sin dai primi km dopo l’attraversamento del valico di frontiera. I paesaggi sono curati più in linea con lo stile europeo, anche le case, le auto ci informano che in rep. Ceca il benessere è nettamente più presente.

Lungo il percorso che conduce verso la capitale Praga è facile trovare numerose residenze che furono dei nobili del passato e suggerisco di investire un po’ del proprio tempo per visitarle.
Praga è Favolosa, romantica, ammaliatrice. Iniziamo la visita della città raggiungendo il centro storico utilizzando la Metropolitana, scendiamo verso Piazza Venceslao, un viale lungo 700 metri, che è stato in passato teatro di avvenimenti storici fondamentali per la storia dell’allora Cecoslovacchia, su tutti l’occupazione russa nell’agosto 1968 in seguito alla famosa primavera di Praga (tentativo del presidente Dubcek di instaurare il cosiddetto socialismo dal volto umano, cosa evidentemente non gradita in quel di Mosca). Sulla piazza si affacciano palazzi degli stili più diversi, in cima si trova il monumento equestre di San Venceslao, alle cui spalle sorge maestoso il Museo Nazionale, costruzione tardoottocentesca davvero notevole. A metà piazza scendendo facciamo una deviazione sulla destra per poter vedere la Torre Jindrisska e la bella Sinagoga del Giubileo. Proseguiamo verso la Piazza della Città Vecchia, passando per il Teatro degli Stati Generali. Cosa dire della piazza? E’ incredibilmente bella, contornata da palazzi favolosi (troppi per elencarli e descriverli, anche se lo meriterebbero), dalle chiese di S.Nicola e di Tyn, la prima con il suo barocco massiccio e la seconda con le sue due slanciate torri gotiche, al centro si trova il grande monumento bronzeo di Jan Hus (il precursore del protestantesimo luterano, finito sul rogo); si raggiunge il culmine con il municipio e la sua torre con l’orologio astronomico, non tanto per il siparietto degli apostoli che si mostrano ogni ora e tanto decantato dalle guide, quanto per la bellezza della torre e dei quadranti dell’orologio.

Ci avviamo verso il Castello sede di importanti uffici presidenziali, esso domina alto la città di Praga. Noi lo abbiamo visitato il 1° giorno del nostro soggiorno nella capitale ceca e devo dire che ne è davvero valsa la pena perché ingloba edifici di epoche differenti degni di essere apprezzati. Esso domina alto sulla Moldava e dal 1918 è la sede del presidente della repubblica. Per prima cosa visitammo la cattedrale di san Vito dove è possibile ravvisare molti elementi in stile neogotico. Lungo le navate ci sono numerose cappelle laterali ricche di oggetti preziosi, opere d’arte rinascimentali e reliquie. La più importante è quella di San Venceslao che ospita la salma del santo e dove le pareti sono interamente decorate da affreschi gotici, con scene della vita del santo, e cosparse di pietre preziose. Molto importante è il Palazzo Reale che dal IX sec divenne la sede di principi di Boemia. Visitatelo interamente, ci sono alcune stanze interessanti, alcune delle quali decorate con gli stemmi dei funzionari addetti alle tavole dal 1561 al 1774. Usciti dal castello ci siamo inoltrati nel Vicolo d’oro chiamato così perché nel XVII sec. vi abitavano alcune famiglie di orafi. Sul lato sinistro della stradina si affacciano alcune casette colorate che ora ospitano diversi negozietti che vendono i tipici prodotti di Praga, dalle marionette ai giochi di legno, ai biscotti di pasta frolla ecc…Una casetta, esattamente quella al n. 22, ospitò, per diversi anni, Franz Kafka e sua sorella. Se avete ancora tempo (“e voglia” direbbero i miei compagni di viaggio….) potete visitare anche il Convento di san Giorgio e la Galleria del castello cove vi sono meravigliose opere come “La fanciulla allo specchio” di Tiziano, “Nesso e Deianira” Di Guido Reni e “Gli dei riuniti sull’olimpo”

Rientriamo in appartamento per un po’ di relax, e usciamo per recarci al ristorante Toscana, dove ci abbuffiamo di cibo Italiano e birra ottima ma la serata non sembra regalarci nulla di buono.
Siamo italiani scafati, a noi non ci frega nessuno ! Ma come per incanto al momento di pagare il conto il borsello di Fabio sembra essersi volatilizzato e con esso 1200 euro in contanti oltre che i documenti personali, il bancomat, le carte di credito e la SD contenenti qualche centinaio di foto. Il resto della serata la trascorreremo al posto di polizia più vicino per denunciare inutilmente il fatto.
La mattina successiva risulta obbligatorio raggiungere l’ambasciata Italiana per risolvere i grattacapi di Fabio e una volta assolto l’increscioso compito ecco che la nostra ardua figura di Turisti continua al Quartiere Ebraico dove per secoli gli ebrei hanno vissuto sottostando alle leggi discriminatorie. Gli stessi cristiani li accusavano di avvelenare pozzi, di appiccare incendi, di trasmettere malattie: era sempre un pretesto per puntare il dito contro di loro. Il nome Josefov deriva da Giuseppe II che abolì nel 1784 la discriminazione ebraica. Questa parte della città costituiva anticamente un ghetto, le cui strutture non sono state tutte quante conservate con il trascorrere del tempo anzi, alcune strade più recenti sono fiancheggiate da numerosi edifici in stile Art Nouveau. Per prima cosa noi abbiamo visitato il Vecchio cimitero che ospita circa 12.000 lapidi sovrapposte una sull’altra perché questo era l’unico posto concesso agli ebrei per la sepoltura. La tomba più importante è quella di Rabbì Low, capo della scuola talmudica a cui si attribuivano poteri magici. Ogni lapide presenta dei particolari simboli relativi alla famiglia di appartenenza, alla professione del defunto o al buon augurio: le forbici indicano un sarto, i grappoli d’uva l’abbondanza, il cervo la famiglia Zvi. Dopo aver camminato, con malinconia e un po’ di tristezza tra tutte quelle tombe, ci siamo avviati verso la Sinagoga Vecchia-nuova, la sinagoga più antica d’Europa e che tuttora rappresenta il centro religioso degli ebrei di Praga. In questi edifici religiosi donne e uomini non potevano pregare insieme e per tale motivo ogni sinagoga presenta il matroneo, la zona dove le donne pregano liberamente. Nel quartiere ebraico ci sono molte sinagoghe da visitare, ognuna con una caratteristica particolare come quella di Pinkas trasformata in un monumento in onore di tutti gli ebrei cecoslovacchi del campo di concentramento di Terezin. Sulle sue pareti ci sono scritti i nomi delle oltre 70.000 persone che morirono in quel terribile luogo durante la dittatura nazista. Inoltre, sempre nella stessa struttura è possibile ravvisare una mostra di disegni dei bambini deportati. Stare in quel luogo è stato davvero emozionante: ho potuto percepire, certamente in maniera del tutto diversa da chi l’ha vissuta, la tristezza che ha fatto parte della vita di molti ebrei, colpevoli di qualcosa di sconosciuto e, dunque, vittime innocenti del terribile odio umano.Da non perdere anche il Convento di Sant’Agnese che rappresenta uno degli edifici gotici più antichi della Boemia.
Stanchi, sfiniti, dopo una doccia eccoci ancora in marcia alla ricerca di uno dei numerosi ristoranti a buon prezzo per poi smaltire passeggiando fino al Ponte Carlo, altra meraviglia praghese, in pietra arenaria in possente stile gotico, costellato di grandi statue raffiguranti vari santi, tra le quali spicca quella di Giovanni Nepomuceno, il cui bronzo risulta brillante in due punti in quanto ogni giorno migliaia di persone lo toccano, si dice infatti che sia di buon augurio per un sicuro ritorno a Praga.

La cena verrà consumata in un bel ristorante in stile retrò che ci offrirà a buon prezzo una sequela di piatti locali innaffiati da ottimo vino e acqua anche se Fabio si ostina a bere birra anche su piatti che tipicamente vogliono essere accompagnati dal nettare di Bacco.
Purtroppo la nostra gita volge al termine, questa sarà la nostra ultima notte insieme, domani ci separeremo, Alberto e Fabio faranno rientro in Italia percorrendo la striscia di asfalto autostradale dall’Austria, mentre io amante della curve e del clima estivo di montagna dedicherò ai giorni trascorsi questi ultimi km piegando sui tornanti del Tarvisio.
Mentre i ricordi di quella esperienza è ancora viva nella mia mente, eccomi di nuovo al lavoro per preparare un nuovo viaggio da condividere con avventurosi motociclisti tra le strade d’Europa.
Un lampeggio…..
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