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Tunisia

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Tunisia, Marzo 2010


Sabato 6
L'appuntamento è fissato alle ore 11 al primo autogrill dopo Piacenza Ovest, fa un freddo becco (non più di 3 gradi) ma per fortuna almeno c'è un bel sole. Arriviamo puntuali, attacchiamo gli adesivi ufficiali ai cupolini e partiamo insieme alla volta di Genova. Arrivati al porto ci mettiamo in fila in attesa dell'imbarco. Ci sono parecchi 4x4, furgoni attrezzati per il deserto e una ventina di moto, la maggior parte GS, fra gli altri riconosciamo Ballerino iscritto a GSRiders.
Salpiamo puntuali e cominciamo a esplorare la nave ma non riusciremo ad orientarci se non al momento dello sbarco...
Conosciamo Corrado e Andrea che con due KTM 525 e un furgone vanno in Libia a fare enduro, ci danno qualche punto GPS e qualche dritta interessante. Facciamo amicizia anche con altri tre enduristi di Torino in compagnia dei quali arriviamo a mezzanotte senza troppa fatica e poi a nanna in cabina.
Albe russa un po' ma Contegiz non è da meno….e la notte trascorre tranquilla grazie anche al mare calmo e ai tappi per le orecchie!

Domenica 7
Dopo aver fatto colazione aspettiamo con ansia l'arrivo ma il tempo sembra non passare mai!!! Finalmente alle 14,30, addirittura un'ora in anticipo sui tempi previsti, sbarchiamo a Tunisi.
Il tempo è pessimo e piove forte, diamo 2 € di mancia ad un tunisino che ci aiuta a sbrigare abbastanza velocemente le pratiche doganali (forse si aspettava qualcosa di più…), cambiano un po' di euro in dinari e, viste le condizioni meteo, decidiamo di spostarci velocemente verso Sud lungo l'autostrada con la speranza che il tempo migliori; lo Zumo non legge la mappa della Tunisia che Contegiz aveva caricato, iniziamo bene!!
Arriviamo a Sousse dopo 160 km di diluvio, le strade non scaricano l'acqua e sono completamente allagate, attraversiamo pozzanghere profonde 30 cm. Troviamo un albergo, parcheggiamo le moto di fronte all'ingresso e quando scendiamo dalle moto ci accorgiamo che l'acqua ci arriva alle caviglie! L'hotel è carino e affacciato sul mare in tempesta e dopo una calda doccia ristoratrice e la cena ci godiamo il meritato riposo. Il primo giorno in Africa non è proprio come ce l'eravamo immaginato!

Lunedì 8
Alla mattina il cielo è coperto ma almeno non piove. Dal momento che il terreno è comunque ancora bagnato ci muoviamo ancora verso Sud lungo la strada asfaltata. Nei dintorni di Kairouan incontriamo ad un distributore Marco (DR 650 ma possiede anche un GS 1100 e in seguito si iscriverà a GSRider con il nick " Il Catena") e Pasquale (Tenéré), due simpatici ragazzi varesini che avevamo incontrato in nave. Decidiamo di fare un pezzo di strada insieme.
All'altezza di Sbeitla abbandoniamo la strada principale e ci avventuriamo lungo le prime piste. Finalmente assaporiamo il primo assaggio di deserto! Le moto vanno molto bene, il fondo è sabbioso ma sufficientemente compatto ed il divertimento è assicurato. Ci perdiamo varie volte, Contegiz e Pasquale si insabbiano ma aiutandosi a vicenda ne vengono presto fuori. Arrivati a Gafsa dopo 160 km di Off-road a tratti abbastanza impegnativo ci fermiamo a degustare un ottimo tè verde in una fumeria e ripartiamo tutti insieme con destinazione Tozeur.
Alle 18,30 troviamo posto in un bell'Hotel 4 stelle dove conosciamo Riad, un ragazzo che gestisce un negozio in albergo e fa anche da guida, ci racconta di alcune piste interessanti vicino a Tozeur e ci propone di accompagnarci il giorno successivo. Decidiamo pertanto di approfittare della sua proposta e rimanere un altro giorno in albergo per poter girare nei dintorni con le moto scariche dai bagagli.

Martedì 9
Al risveglio piove. Che palle!!!!!!!!!
Riad si presenta a piedi, convinto di poter salire come passeggero sulle nostre moto in quanto, ci riferisce, che i 4X4 non possono percorrere quelle piste ma noi non abbiamo il sellino posteriore e i ragazzi di Varese non hanno le pedane passeggero! Decide allora di disegnarci su un foglio il percorso previsto e partiamo senza di lui verso il Chott el Gharsa. Piove forte, le piste sono fangose e diventano davvero impraticabili e scivolosissime. Proviamo lo stesso ma dopo due cadute di Contegiz e una di Albe (fortunatamente tutte senza conseguenze per noi e le moto) decidiamo di rinunciare e di andare a Nord verso le oasi di montagna.
Il tempo migliora e ci avventuriamo all'interno del Chott. I Chott sono laghi salati, che hanno avuto origine circa 6 milioni di anni fa, quando il mare si ritirò da queste terre, lasciando dietro di sé ingenti depositi salini. Il fondo liscio e morbido ci permette senza affondare di fare pieghe e curve in derapata in tutta sicurezza, divertentissimo!!! Rimaniamo a giocare come bambini per una buona mezzoretta.
Raggiungiamo poi Chebika, una delle oasi di montagna, comincia ad essere ora di pranzo ma l'unico "ristorante" è chiuso. Un ragazzo tunisino ci offre di preparare del couscous a casa sua e accettiamo volentieri. Albe invece preferisce fare un giro in una vicina oasi. Purtroppo il nostro "cuoco" torna dopo poco e rammaricato ci dice che non è possibile perché non trova i suoi famigliari che sono nel deserto chissà dove! Raggiungiamo Albe e facciamo un po' di siesta in un magnifico palmeto.
Arrivati a Tamerza, dove finalmente troviamo da mangiare in un ottimo ristorantino tipico, ci consigliano di percorrere la "pista dei Romani" (Segdoud). Questa fantastica strada, percorrendo il crinale di un monte, arriva in un punto panoramico dove si vede tutto il Sahara: mozzafiato!!!
Al ritorno facciamo un'altra pista dritta come un fuso per una trentina di Km, il sole ci tramonta davanti, ci fermiamo a salutare un pastore che attraversa la strada con i suoi dromedari in un'atmosfera surreale!!!!
Raggiungiamo la strada principale e ci avviamo verso Tozeur non prima di un'altra divagazione nel Chott.
Questa volta però il fondo è troppo bagnato e si affonda letteralmente!!! Contegiz riesce a venirne fuori per miracolo ma Albe si pianta a tre metri dall'asfalto con la ruota anteriore completamente bloccata dal fango che misto alla sabbia sembra cemento. Fortunatamente siamo in quattro e riusciamo a fatica a portare di peso la moto in strada.
Finalmente in albergo piuttosto stanchi, mangiamo, facciamo 2 chiacchiere e poi a letto.

Mercoledì 10
Alla mattina decidiamo di lavare le moto per evitare che il fango e la sabbia accumulati creino problemi (10 DT per due moto). Ci spostiamo a Ovest verso il confine algerino e attraverso Nefta raggiungiamo Hazoua dove ci fermiamo a mangiare proprio sul confine. Albe preferisce consumare un pasto frugale su una delle tante piste solitarie per godersi la pace del deserto e per distribuire delle biro che si è portato da casa ad una piccola scolaresca del paese. Proseguiamo quindi verso Sud fiancheggiando l'Algeria da una parte e il Chott el Jerid dall'altra dove ci separiamo da Marco e Pasquale che sono decisi ad avventurarsi lungo piste segnalate dal GPS.
Ci fermano ad uno dei frequenti posti di blocco della Guardia Nazionale per un controllo documenti, si dimostrano cordiali e dopo un quarto d'ora ripartiamo, su invito delle guardie, sgommando!
Proseguendo a Est verso Zaafrane notiamo, a sinistra, una pista che porta all'interno verso alcuni monoliti che vediamo in lontananza. La pista di sabbia battuta si dimostra eccezionale ed è percorribile in sicurezza anche a velocità elevata. Il paesaggio al tramonto è di sconcertante bellezza, ci godiamo in assoluto silenzio il panorama mozzafiato scattando decine di foto che, purtroppo, per quanto belle, non saranno mai in grado di riprodurre la reale bellezza di questi posti.
Raggiungiamo Marco e Pasquale che ci aspettano in un ottimo Hotel. Douz, la porta del deserto, è piena di mezzi 4x4, camion assistenza con ruote enormi e moto preparate per i rally la cui partenza è prevista proprio il giorno successivo.


Giovedì 11
Tentiamo di percorrere la pista direttissima che passando per il famoso Cafè du Desert porta alla famosa oasi Ksar Ghilane. Purtroppo dopo qualche Km dobbiamo desistere. Le dune di sabbia, fine come cipria, hanno invaso per lunghi tratti la pista rendendo veramente difficile avanzare con le nostre pachidermiche moto. Tra l'altro la pista fa parte del percorso di gara ed i pesanti mezzi 4X4 hanno scavato profondi solchi che rendono le guida ancora più impegnativa. Dopo varie insabbiate saggiamente decidiamo di tornare sui nostri passi e PRN (par route normale) proseguiamo verso la nostra meta finale circondati da panorami indimenticabili. Nel tentativo di raggiungere il Cafè du Desert imbocchiamo varie piste ma senza successo e ci fermiamo sulla sabbia all'ombra di un albero solitario.
Arriviamo nel primo pomeriggio a Ksar Ghilane, consumiamo un ottimo pasto e piantiamo le tende all'interno di un'area dell'oasi. Ci ritempriamo facendo un lungo bagno nelle calde acque a 32° del famoso laghetto che caratterizza questo sito, telefoniamo a casa e ci dicono che sta nevicando...
Al tramonto facciamo una passeggiata sulle dune rosse del deserto, l'emozione è indescrivibile e le sensazioni che riesce a trasmettere il deserto sono uniche. Consumiamo un'ottima cena a base di prodotti locali in un tipico ristorante di cui siamo gli unici ospiti ma prima di coricarci nei nostri sacchi a pelo siamo nuovamente sulle dune, con gli occhi rivolti al cielo, ad ammirare uno spettacolo stupendo. Indimenticabile la notte passata in tenda nel deserto.

Venerdì 12
Al mattino Albe si presenta con il pane del deserto appena cotto sul fuoco da un pastore nomade incontrato all'alba: buonissimo! Smontiamo le tende e ci avviamo in direzione Chenini non prima di avere fatto sosta al Cafè bir Soltane per l'ennesimo ottimo tè verde. Lasciamo la nostra traccia attaccando un bigliettino di GSRiders fra quello di mille altri avventurieri.
Rimontiamo in sella e inforchiamo la pista che ci porta verso Tataouine. Questa pista caratterizzata da oltre 20 km di toule ondulé e lingue di sabbia che la attraversano, si rivela terreno ideale per le nostre GS. Alla velocità di circa 70 km/h la moto riesce ad assorbire le asperità del terreno e a diventare sufficientemente confortevole senza rischiare di smontarsi.
Proseguiamo PRN fino a Tataouine dove ci fermiamo per riportare la pressione delle gomme al giusto valore, quindi mangiamo un ottimo, abbondante nonché economico pranzo (9 DT circa 4,50 € a testa) in un tipico ristorantino a bordo strada.
Le nostre mukke parcheggiate suscitano la curiosità dei passanti tanto che due ragazzi, dopo qualche tentennamento, si fanno coraggio e chiedono ad Albe con estrema educazione se le nostre moto hanno due motori. Non è stato facile spiegar loro che sono due cilindri appartenenti allo stesso motore!
Ci dirigiamo verso Chenini e lungo una spettacolare strada asfaltata ammiriamo le tipiche abitazioni troglodite scavate nella roccia, alcune tutt'ora abitate. Proseguiamo in direzione Matmata lungo una bella strada di montagna che ci permette di saggiare le ottime prestazioni che possono garantire i tassellati su asfalto e, quando già si è fatto buio, troviamo sistemazione in albergo sulle montagne deserte.

Sabato 13
Al mattino visita guidata alle interessanti abitazioni troglodite e a seguire a quella in cui è stato allestito un set del film Star Wars e che ora è diventata un albergo. Turistico anche se curioso.
Ci separiamo dai nostri compagni di viaggio per raggiungere Monastir dopo aver visitato l'imponente anfiteatro romano di El Jem in ottimo stato di conservazione.
Proseguiamo di buon passo lungo la strada principale quando ci fermiamo presso uno dei tanti ristoranti che cucinano carne al momento per i viaggiatori. Il pasto è ottimo ed abbondante anche se vedere gli agnelli esposti in strada prima che vengano macellati ci lascia un poco interdetti …. sono cose cui noi europei non siamo abituati.
Monastir si rivela una piacevole cittadina sul mare che, anche se un po' turistica, ci fa scoprire una caratteristica medina.
Pernottiamo in un albergo di lusso affacciato sul mare in cui siamo ancora una volta gli unici ospiti per la somma di circa 20€ a testa (mezza pensione).

Domenica 14
Dopo aver trascorso piacevolmente la nostra ultima notte in terra africana cullati dal rumore delle onde, partiamo in direzione Hammamet. Molto popolata e turistica ha comunque una bella medina che val la pena visitare. Per la prima volta l'insistenza dei mercanti diventa fastidiosa.
Ripartiamo e presto inizia a piovere. Gli ultimi 70 Km richiedono tutta la nostra attenzione a causa della strada estremamente viscida e del traffico caotico che incontriamo man mano che ci avviciniamo al porto di Tunisi.
Ci imbarchiamo con quattro ore di ritardo e poco prima delle 20 salutiamo la Tunisia con un po' di nostalgia ma con la profonda soddisfazione per la bella esperienza, il comportamento esemplare dei nostri fidi destrieri e la promessa di tornare presto.

Informazioni utili

Chilometri totali percorsi in Tunisia: 2.134 Km
Altitudine massima raggiunta: 695 mt
Periodo viaggio: 06/03/2010 - 15/03/2010

Abbigliamento:
si è rivelata particolarmente azzeccata la scelta fatta da entrambi di indossare completi multistrato (IXS per Albe e REV'IT per Contegiz) che si sono dimostrati estremamente protettivi, confortevoli e facilmente adattabili alle variazioni del clima e della temperatura. Consigliato l'utilizzo di stivali con protezioni in stile enduro in quanto non sono rari gli impatti con i sassi. Entrambi abbiamo utilizzato caschi da enduro stradali (Arai Contegiz e Airoh Albe) da preferire secondo noi ai modulari in quanto la sabbia finissima potrebbe infilarsi nel meccanismo di apertura del casco ostacolandone il movimento. Importante l'utilizzo di completi intimi tecnici che aiutano a mantenere il confort necessario a tutte le temperature.

Bagaglio:
dopo lunghe ricerche abbiamo optato entrambi per le valigie originali in alluminio che garantiscono un'adeguata capacità di carico. Non sono state di impedimento nella guida, sono solide e con un'ottima tenuta alla pioggia. L'unico problema si presenta quando, in fasi critiche per recuperare l'equilibrio, si mettono i piedi a terra in movimento ed inevitabile diventa l'impatto (doloroso!) dei polpacci con lo spigolo delle valigie.

Attrezzi:
Se tutto va bene non serve nulla però….
Utilissime le fascette da elettricista ed il nastro americano perché possono risolvere tanti problemi. Indispensabili kit antiforature e bombolette ma noi ci siamo portati anche delle camere d'aria per i casi disperati. Consigliamo anche di dotarsi di alcune fascette metalliche, viti, dadi e di tutte le chiavi per le viti di cui sono dotate le moto. Abbiamo portato con noi anche del bicomponente per metalli e circa mezzo chilo di olio motore.

Allestimento moto:
Non abbiamo apportato modifiche importanti alle nostre GS. Le uniche hanno riguardato il cupolino originale, sostituito con uno più piccolo ed artigianale che copre anche il faro, abbiamo smontato i faretti con relativi supporti ed i deflettori laterali. Infine si è provveduto a proteggere la parte inferiore della moto con una piastra Twalcom per Contegiz e con una protezione artigianale, spartana quanto efficace, per Albe. Indispensabile indurire le sospensioni per l'uso in off e sgonfiare le gomme soprattutto sui terreni morbidi.

Gomme:
Per un viaggio come il nostro, che si è posto come obiettivo visitare la Tunisia seguendo quando possibile le piste sterrate, sono indispensabili delle gomme tassellate in quanto permettono di tenere un passo adeguato su asfalto ma, soprattutto, consentono tanto divertimento in off. Si sono rivelate ottime in quasi tutte le condizioni tranne sul fango (non riescono ad evacuare sufficientemente il fango ed in poche decine metri diventano slick incontrollabili) e sulla sabbia dove comunque non sono aiutate dal peso delle nostre moto. La scelta per noi è ricaduta sulle Metzeler Karoo 2 per Albe e sulle Continental TKC 80 per Contegiz.




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