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Tra le Alpi alla ricerca del Mare by lo Scuro 2008

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Cari lettori, motociclisti, semplici ricercatori di informazioni, e sopratutto GSRiders, grazie per esservi soffermati in questo spazio che avrebbe l'ardire di raccontare brevemente questo viaggio che è stato affrontato senza alcun programma predefinito al punto che a due giorni dalla partenza io, Massimo e Valter ci siamo dovuti interrogare su quale doveva essere la nostra destinazione, ovvero quale dei punti cardinali avremmo dovevamo scegliere.
La nostra idea era quella di percorrere tutto l'arco l'alpino da est verso ovest in soli sette giorni discendendo dalla bellissima Route des Grandes Alpes per poi fare rientro a casa dopo essere arrivati in costa azzurra.

Purtroppo l'ambizioso progetto ha avuto solo in parte esito positivo a causa del maltempo e dell'usura non prevista di una pastiglia del freno posteriore della mia zebrona ed il tour si è concluso nei pressi del Col de Calimbier/Col du Telegraph in Savoia lungo la route des Grandes Alpes

Ma adesso non voglio togliervi il gusto di leggere il nostro diario di viaggio che spero sarà di vostro gradimento e di aiuto per i vostri viaggi futuri. Per questo motivo sappiate che sono disponibile a darvi le indicazioni che vorrete contattandomi all'indirizzo mail loscuro@loscuro.org oppure a avventure@gsriders.org



09 Agosto 2008

Sono le 4 del mattino, tutto tace, il silenzio regna sovrano fino a quando con fare poco delicato e poderoso il rombo della mia Elektra spezza la quiete notturna.
Inizia così il primo giorno di ferie di questo anno, è il 9 agosto ’08 e alle 05.00 ho l’appuntamento con Valter “Bandana” che arriverà alle 05.40

Il cielo inizia a colorarsi di rosa e poi subito dopo arancione, si sta bene e non solo perché è il primo di una serie di giorni avventurosi ma proprio perché a me piace l’alba, l'inizio di un nuovo giorno.

Alle sette del mattino ecco che io e Valter arriviamo dopo Lucca e qui troviamo Massimo “Ewan” mio compagno di tante scorribande e complice di mille idee avventurose da consumarsi tutte in moto. Con lui abbiniamo subito gli interfoni Bluetooth che ci guideranno e terranno compagnia lungo tutto il tragitto.

La giornata si presenta subito complicata, oggi è il giorno del grande esodo per le ferie e ce ne accorgiamo subito trovando una lunghissima coda in autostrada sin da firenze.
Meno male che siamo indisciplinati e le nostre mukke ben presto seguono l’esempio (cattivo) di altri bikers che trovano miglior collocazione sulle corsie di emergenza e noi li seguiamo senza negare un po’ di timore per paura di trovare qualche pattuglia della stradale che effetivamente troviamo ma che dimostrano subito di essere comprensivi e di voler far scorrere il più possibile il traffico.

Il nostro programma prevedeva di incontrare Bobo e Mikegs in trentino i quali ci avrebbero accompagnato con la scusa di un giretto fino in austria ma quest’ultimo a causa di impegni improvvisi ha lasciato a Bobo l’onore di fare da “padrone di casa”.
Purtroppo proprio per il traffico sostenuto tutti i puntelli sono saltati e pur riuscendo ad incontrare il Bobo il tempo a disposizione si comprime e dopo una fugace pausa pranzo ci dirigiamo verso i primi passi alpini.

Fortuna? Sfortuna? Bhe, sicuramente la fortuna aiuta gli audaci e di audacia certo non pecchiamo. La nostra direzione era Austria verso Pennes, Giovo e Rombo ma dopo essere giunti ai piedi del passo Pennes ci troviamo di fronte un cartello che ci sbarra la strada e ci comunica che una frana ha bloccato l’accesso.
Eravamo demoralizzati fino a quando, non volendo accettare la sconfitta, mi sono affiancato ad un vecchietto che ci informa che lassù stanno lavorando per ripristinare la strada (avrà avuto parenti in cantiere?) e dopo un attesa di soli pochi minuti avremo avuto modo di proseguire verso il Giovo dal Pennes.

Ci fidiamo anche se con angoscia, giungiamo in cima al Pennes e alcuni ciclisti tedeschi ci dicono che a valle la strada è impraticabile e che siamo costretti a fare dietro front mentre alcuni motociclisti d’oltre alpe ci dicono l’esatto contrario; che facciamo gente? Questa è stata la domanda che ci siamo posti ma come al solito se abbiamo fatto 30 proviamo a fare 31 e tentiamo il tutto per tutto…. Decidiamo di proseguire verso valle con la speranza che le nostre enduro possano in ogni caso saltare gli ostacoli che ci troveremo sulla strada, invece ecco che al nostro sopraggiungere gli operai ci fanno segno di passare anche se con molta cura.

FANTASTICO !!!

Giunti alla base del passo Bobo deve lasciarci per fare rotta verso casa (è davvero tardi) e ci indica la direzione giusta (imboccheremo in realtà quella sbagliata) verso il passo Giovo che ci porterà verso il Rombo e poi in Austria.
I km e le curve si susseguono come pure i panorami che ci estasiano cullati anche da una fresca temperatura che ci ripaga del tanto caldo subito nei giorni scorsi. Ecco che arriva il Giovo che ci impressiona immediatamente per due cose: la prima riferita ad una bella esposizione di torte gustosissime e che catturiamo immediatamente, la seconda invece a causa di un cartello che richiede il pagamento di 50 cents per poter usufruire del bagno !!! Io mi incazzo e non potendo resistere e non condividendo quella assurda richiesta gli piscio fuori poco distante.

Cavolo gente !!! abbiamo fatto 800 km oggi e non siamo stanchi !! ehm… un po’ si ammetto che il culo fa un po’ male e per colpa del grande entusiasmo e della voglia di proseguire non ci rendiamo conto che si è fatta sera, il buio inizia a coprire le bellezze montane e il Bandana inizia a preoccuparsi perché non riusciamo a trovare posto per dormire… sarà il caso di rizzare le tende tra i monti innevati del Rombo? Bhe proprio ai piedi di questo bellissimo passo troviamo una casetta molto accogliente che con pochi euro ci consente di trascorrere questa notte al caldo…. Zzzzz….prrr…brott….put put….ronfff



10 Agosto 2008

Sono le sette del mattino, la giornata è splendida nonostante la burrasca annunciata non abbiamo proprio voglia di fare le mammolette sotto le coperte per cui, dopo la doccia rituale e la colazione abbondante, ecco dar vita alle nostre moto che come noi avevano il grande desiderio di affrontare questa esperienza magnifica ovvero quella di percorrere i passi alpini più belli da Est verso ovest rientrando a casa via costa francese.

Macchina fotografica in una mano e manetta nell’altra iniziamo a gestire le prime curve che ci porteranno in cima al passo del Rombo che poco dopo come consuetudine ci richiederà il pagamento di un pedaggio.

Onestamente sono stato molto combattuto se interpretare positivamente o meno questa scelta “politica” nel far pagare i turisti per percorrere queste strade ma poi ho ricordato che nei musei per vedere le opere d’arte si paga, qui la natura espone in un museo naturale una miriade di scenografie dal valore incommensurabile e l’uomo che le gestisce ciò lo fa per bene mantenendo curato e pulito l’ambiente visitato offrendo ai suoi cultori strade dal fondo sempre perfetto.

Il sole è alto nel cialo, il clima è perfetto con i suoi 18 gradi e il morale è alle stelle. Siamo partiti senza una meta, e senza direttrici precise ci facciamo indirizzare dagli odori e dai colori che vengoni sparsi questa volta gratuitamente da madre natura.
Prendo in mano la cartina, mi consulto con Ewan e con Bandana e decidiamo che la nostra meta pomeridiana sarà la “Glacier road” meglio conosciuta come Kaunertaler che ci meraviglia ed estasia con il suo ghiacciaio che purtroppo ne segue la triste e comune fine dei suoi “cugini” in fase di scioglimento.

Dopo una cena e birra gelata dormiremo a Landeck un ridente paesino austriaco che pulsa di vita fino alle 8 di sera, poi i fantasmi sembrano vivere le strade deserte di questa città pedemontana.
Colgo l’occasione per salutare e ringraziare Renato che ci ha trovato un giaciglio decoroso e confortevole contenendo il prezzo e per averci fatto compagnia a cena in una bel contesto di cui parleremo nei dettagli e che troverete cmq QUI


11 Agosto 2008

La sveglia tace, è in ferie anche lei, nonostante tutto alle 7 del mattino la voglia e il desiderio di mordere l’asfalto è grandissima, oggi ci aspetta una delle strade più panoramiche che io abbia mai visto in giro per l’europa, si chiama Silvretta Strasse e si raggiunge con facilità partendo da Landeck.
Saranno le immagini che parleranno della Silvettra Strasse, io non potrei, non sarei capace di descrivere ed esaltare le bellezze di quei luoghi che sono ancora di proprietà di madre natura e dove l’uomo entra in casa sua in punta di piedi.

Purtroppo questo itinerario lascia ai ricordi le immagini meravigliose di essa e con grande rammarico ma senza accorgercene continuiamo il nostro cammino verso ovest valicando numerosi passi come Albulapass....Julierpass........Maloja.

Le condizioni meteo peggiorano, i rifugi, gli ostelli, le pensioni sono complete ma non siamo per nulla intimoriti e finalmente al confine con il Liechestein troviamo un camping molto economico che ci permette di accamparci con soli 12 euro
Montate le tende e fatto doccione caldo la fame prende il sopravvento, così decidiamo di rifocillarci presso una discreta Pizzeria locale gestita da una bella signora bionda che scopriremo che si chiamerà BERNARDA !!! …. Lascio a voi le nostre reazioni ilari quando ci ha detto il suo nome….

Bernarda o no inizia a piovere, l’acqua scende copiosa, siamo in tenda, la temperatura inizia a calare così come il morale del Bandana che si scurisce in volto fino all’indomani … inizia ad odiarci e ci chiediamo se avesse davvero desiderato andare in Polonia (meta originale) ma la nostra vena bastarda si gonfia e al suo interno la pressione avventuriera cresce.

Entriamo in tenda …. Ewan non lo sento più, Bandana nemmeno ma rido tra me e me ricordando le nostre facce e …. Bernarda.



12 Agosto 2008

Che notte !!! vento, acqua, rutti, scureg… ehm… si insomma in un campeggio si sa che i rumori organici sono liberi nell’aria anche se ero felice di non avere avuto come compagno di camping Coyote (appropò.. fanculo coyote)

Non piove ma il cielo è grigio plumbeo, smontiamo le tende e una volta caricate le moto tentiamo di raggiungere il primo bar per fare colazione ma ciò non sarà possibile perché dopo due kilometri ecco che le cataratte del cielo si aprono, l’acqua inizia a scendere copiosa e ci accompagnerà fino a Vaduz dove faremo amicizia con una coppia di Giessisti che ci parlano del loro viaggio verso est.

Oggi è stata la classica giornata di trasferimento, il tempo è schifoso e decidiamo di fare un rapidissimo ingresso in Italia dallo Spluga per poi continuare ad “aggredire” gli altri passi Svizzeri nelle giornate a seguire.
Una pioggia incessante e violenta ci accompagna in mezzo alla nebbia. Il Bandana ci odia e vuole tagliarci le gomme, forse io e Massimo siamo un po’ più abituati a fare le lunghe tirate e i km non ci spaventavo più di tanto così come le condi meteo ma ciò forse non è lo stesso per Valter che ormai ha un suo chiodo fisso: fare benzina ogni 200 km nonostante il galleggiante segni il pieno.

E’ davvero tardi, piove fa freddo la nebbia ci nasconde gli ostacoli lungo la strada e come se non bastasse sulla stretta e tortuosissima strada dello spluga una coda di gasolio affiorava sull’asfalto e rendeva pericolosissimo il nostro tratto facendo perdere a me stesso aderenza costringendomi ad un recupero repentino.

Grazie a Dio dalla nebbia troviamo l'ostello casa delle nevi che poco sotto la sommità del passo e con 30 euro a testa ci ha offerto un letto pulito e comodo, cena completa e prima colazione.
Certo, non si può pretendere l'arredamento da hilton ma sono certo che se siete ad affrontare un viaggio randagio l'ostello in questione sarà certamente apprezzato.
Piatto caldo, immancabili caffè e grappe, ultimo saluto alle bagnate ed infreddolite moto e via a letto……



13 Agosto 2008

Al risveglio le prime parole che pronuncio a me stesso sono: Peccato!

Già, peccato per il tempo, le nuvole sono basse e piove e ciò non ci consentirà di ammirare gli scorci di panorama che questi luoghi offrono ai viandanti e ai suoi moto turisti.

Colazione e via, tuta antiacqua indosso e si inizia a salire. Lo spluga deve essere bellissimo tuttavia intravediamo solo placide acque ai bordi della strada che danno conferma al mio Garmin che un lago è presente.
Uno spicchio di sole timidamente fa la sua apparizione ma ciò sarà solo per un attimo perché le nuvole ricacceranno indietro la luce lasciando posto solo alla pioggia fredda del mattino.

Le curve dello Spluga che si inerpicano sul fronte svizzero sono particolari, precise, uguali, impossibile non fermarsi per fotografarle.

Siamo ormai in terra elvetica, ci aspetta una giornata che trascorreremo all’insegna dell’inverno italiano, temperature basse e purtroppo tanta nebbia che vanificherà il desiderio di ammirare quello che si staglia intorno a passi come SAN BERNARDINO, OBERALPASS, SUSTENPASS e GRIMSELL.

Valter sta per entrare in coma, il suo indicatore di benzina segna metà display e la sua misticità aumenta… non parla più e il suo sguardo è fisso verso sud, verso casa….

Sotto il Sustenpass è possibile percorrere una stradina sterrata che conduce verso dei luoghi che incutono timore per quanto sono selvaggi, sono posti da GS, cascate, torrenti, laghi che ghiacceranno tra qualche settimana; io e Massimo ci addentriamo, Valter ci aspetterà sulla striscia di asfalto.

Raggiunto il Grimsell scendiamo verso valle. Siamo dei malati di mente !! A rigor di logica arrivati al crocevia che indica le direzioni Furka ( a sx) e Nufenen (a dx) avremmo dovuto girare a sinistra per proseguire verso ovest in direzione Francia. Invece NO !!!

Il passo della novena o Nufenenpass è molto bello e sappiamo che in fondo a quest'ultimo avremmo poi risalito anche il San Gottardo per poi scendere ancora una volta verso Andermatt e per risalire poi il Furka ma di questo ne parleremo domani…. Adesso si cerca una pensione ( graziamo il Bandana e mettiamo da parte l’idea della tenda).



14 Agosto 2008

Piove? Faccio la domanda ai ragazzi che in mutande cercano di raggiungere per primi il bagno, la risposta finalmente è NO.

Anche oggi i kilometri da percorrere saranno tanti, siamo in canton ticino e dobbiamo raggiungere un paesino francese tra i monti di Savoia che si chiama Les Gets sulla route des grandes Alpes, nascondo il percorso al Bandana per paura di essere aggredito e ne parlo via interfono con Massimo che mi esorta a continuare per la strada che avevamo tracciato con l’inganno la sera prima.

Ed ecco che le mukke non si arrestano, Nufenen, San Gottardo, Furka e poi giù verso valle e verso la Francia.
Finalmente lasciamo la terra elvetica per entrare in quella transalpina, la bandiera blu bianca e rossa sventola su un pennone a Evian una ridente cittadina cosmopolita che si affaccia sul lago di Ginevra.
Valter lancia sorrisi a chiunque, io e Massimo da buoni e soliti amichevoli bastardi mettiamo la freccia in direzione dell’Hilton hotel, il bamdana ci crede, spera e ….. si dispera quando gli comunichiamo che la nostra tappa conclusiva della giornata si trova in montagna a circa 40 km da li.
Il resto è censura…..

Raggiungiamo Les Getz, non fatichiamo a trovare un piccolo alberghetto dai prezzi giusti, siamo sulla Route des Grandes Alpes.

Guardo alcuni dati:

Temperatura 10 gradi
Umidità 50 %
Morale del Bandana – 30



15 Agosto 2008

Mi affaccio con una grande speranza cioè che non piova e invece le prime goccie di pioggia si precipitano su Les Gets e la nostra colazione ci va per traverso.

I tempi stringono ed il maltempo ha davvero rallentato il nostro ritmo per cui volente o nolente dobbiamo proseguire.
Io e massimo intoniamo via Bluetooth una canzoncina scherzosa che ci accompagnerà lungo il tragitto e che ci terrà compagnia.

La route è molto bella ma quest’anno le condizioni meteo sono state davvero avverse e nonostante sia ferragosto il termometro non supera i 7 gradi.

Siamo a Bourg Saint Maurice, piove e come al solito la nebbia non vuole abbandonarci, riusciamo in ogni caso ad ammirare qualche paesaggio che si offre raramente alla nostra vista.

Davvero stanchi ed infreddoliti io e Massimo cerchiamo da mangiare, il Bandana oltre ciò cerca il solito distributore che non c’è.
Il paesino è delizioso e apparecchiato per festeggiare la festa del 15 agosto, bancarelle, suoni, festosi e colorati costumi fanno bella mostra.
I locali sono aperti a tutti tranne che ai motociclisti bagnati che rischiano di sporcare i lindi pavimenti delle inospitali locande locali, meno male che troviamo un accogliente bistrot che è gestito da un simpatico signore che ci fa accomodare e ci addirittura consiglia cosa ordinare per riscaldarci.

Nel frattempo il Bandana sparisce e viene ritrovato parecchi minuti dopo in bagno mentre era intento ad asciugare con il phone le sue mutande e se stesso.

Oggi la faremo grossa, so che si esagererà e che tireremo un po’ troppo la corda…..

Inizia a nevischiare ma siamo ottimisti (no !! matti !!) continuiamo a salire !

La strada è lunga, facciamo dei saliscendi in mezzo a strade larghe non più un metro e mezzo, il navigatore è stato settato per fare solo strade secondarie e …. Sterrate. Ci ritroviamo in mezzo ad una stradina minuscola, l’asfalto è solo un mero ricordo e le nostre mukke stracariche iniziano a godere davvero.

Il problema non è proprio in questa strada ma si presenterà più avanti ovvero in val d’isere.

( conversazione tra i caschi di Carlo e Massimo) :

Carlo:
Massi, qui la temperatura scende che facciamo? Si va avanti o cerchiamo un posto? Massi, sono senza freno posteriore maremma maiala !! sto rigando il disco cerco di non frenare e usare di più il freno motore con il cambio….

Massi:
Non preoccuparti per il freno… non serve….Bho, io direi di salire che dici? Che ore sono?

Carlo:
Sono quasi le sette per me va bene anche se ci stiamo ad infilare in culo al diavolo, hai visto che tempo laggiù? Lo diciamo al Bandana?

Massi:
No no… se glielo dici ti dice di no…. Dai che vuoi che sia
Carlo:
Ok si va sull’Iseran !!!

Mai scelta si fu rivelata più pazza !!

La salita verso la sommità è stata una tortura, una sfida con i mezzi, il tempo e noi stessi. Un vento terribile ci picchiava al traverso e stavolta la neve era consistente che picchiava sui nostri corpi, la nebbia non ci permetteva di vedere davanti a noi e per un attimo confesso di avere avuto qualche timore, a 2700 mt il display del computer segnava 1 grado !!
Senza poter agire in modo ottimale sui freni a causa dell’usura totale delle pastiglie posteriori si scende lo stesso, il ghiaccio inizia a farsi vedere in alcuni punti nascosti della strada e in effetti un po’ di preoccupazione si fa vedere…. Siamo incoscienti lo ammetto, io e Massimo nei caschi ridiamo, ci prendiamo per il culo ma soprattutto ci facciamo coraggio immersi nella nebbia e nelle prime oscurità della sera in alta montagna.. soli come cani !!

Non oso immaginare i pensieri di Valter, non oso farlo soprattutto quando scendevamo non riuscivamo a trovare da dormire ma sarei oltremodo curioso di sapere come ha accolto la notizia che in quell’ultimo alberghetto in quota c’era finalmente ad attenderci una calda stanza.

Posti meravigliosi, gente ospitale, cibo e birra gustosi.
La notte ci rapisce….. un ultima risata e ci si addormenta tra una cazzata e l’altra.



16 Agosto 2008

Bill mi chiama al cellulare, sono diversi giorni che tentiamo di vederci ma raggiungerci a causa del maltempo è stato difficile.
Si trova a Briancon, non è distante da noi e decidiamo di vederci o almeno tentare. Chiedo a lui se riesce a trovarmi delle pastiglie per il freno posteriore (sono davvero in difficoltà) ma la successiva telefonata spegnerà i miei entusiasmi e per questa ragione prendo una triste decisione ovvero quella di anticipare di un giorno il rientro a casa sacrificando il col de la bonette.

La route des grandes alpes mi chiama, metto in moto Elektra, so che quei panorami sono gli ultimi che vedrò quest’anno a quelle quote in moto e sulla route e per questo motivo fisso le immagini nella mia mente e con avidità cerco di non distaccarmi da esse.

Con questo spirito affronto il Mont Cenis, con quella avidità di cui parlavo prima ho rubato e nascosto in me i colori e i riflessi delle cime dei monti innevati che si specchiavano orgogliosi di loro stessi.

Il confine Italiano è a pochi metri, mi comporto come se avessi visto in ciò un fantasma, non voglio tornare a casa, giro la moto e ci dirigiamo verso Modane, non distante ci aspetterà Bill sul col du telegraphe.

Il freno o ciò che resta di lui morde lo stanco e incandescente disco posteriore, io sto male per lui e cerco di non agire su di esso, raggiungiamo Bill, è sempre un piacere incontrarlo, parlare con lui è rilassante e farlo mi trasferisce esperienze e serenità, Bill è un grand’uomo, non è un moto viaggiatore ma IL MOTOVIAGGIATORE ed oltre che essere una persona che stimo e rispetto è il mio ideale di biker, chi lo conosce sono certo che condivide il mio pensiero.

La vacanza è conclusa, mi trovo in Francia sul col du Telegraphe, poco più su c’è il Galibier ma non lo raggiungerò, fra poche ore sarò tornato in toscana dopo essere stato inghiottito dal tunnel del Frejus che a breve risputerà me e i miei compagni di viaggio in Italia su una calda e squallida autostrada.
Il nostro obiettivo è in parte fallito, volevamo transitare sulle alpi da est a ovest e poi scendere giù fino al mare in costa azzurra ma il maltempo ci ha frenato.
Abbiamo percorso 3400 km in 7 giorni e tutto sommato sono abbastanza soddisfatto, ho rivisto luoghi già esplorati in passato ma ho anche scoperto nuove realtà.

Ho scritto tutto di un fiato questo report di viaggio, ho sicuramente e purtroppo omesso molti particolari e molte sensazioni rimarranno custodite nel mio cuore.
Le immagini che ho dentro non riesco a trasferirle su un foglio elettronico ma vi assicuro che in questo momento sto provando un sentimento di gioia e di grande commozione nel ricordare questa esperienza vissuta con i miei amici in mezzo alla natura in tutta libertà in sella alla mia moto senza alcun vincolo.

Moto e libertà, colori, odori, elementi naturali come vento, acqua, neve, nebbia li ho assorbiti a casco aperto, sempre, per essere io stesso parte di essa … Madame Nature.


Dedico questi ricordi scritti con grande trasporto a Massimo e a Valter e a tutti coloro che sanno commuoversi di fronte a tutto ciò che può rapire o impadronirsi della nostra anima mentre siamo in sella alla nostre moto.



By Carlo lo "Scuro"




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