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GSR in Marocco

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Racconto di Carlo "lo SCURO"

Prologo:

Sono sul traghetto che naviga verso l'italia, qualcosa dentro di me non va.

E la nave va citava una canzone ma questo viaggio di ritorno riporta a casa solo il corpo e la mia moto perchè il mio cuore e la mia anima sono rimaste in quella terra meravigliosa, il Marocco.
Sto cercando di trasferire alcune mie emozioni ma forse è tutto ancora troppo forte, troppo vivo il ricordo e un groppo alla gola mi ricorda che questo viaggio è concluso.

Terra strana l' Africa, con il suo Marocco così pieno di contraddizioni, di contrasti, lontano anni luce dalla nostra cultura anche se solo in tre ore di aereo possiamo raggiungerlo; eppure anche se la stupidità di alcune persone lo deride per la sua estrema semplicità il Marocco ha davvero molto da offrirci e ha moltissimo anche da insegnarci ed ancora una volta ne ho avuto la conferma.

Il viaggio aveva un suo nome “Bicilindrici nel deserto” organizzato da Azzurrorosa che ha portato in tour un gruppo, i GSRiders, ma vi assicuro che dopo poche ore queste etichette si sono dissolte trasformandosi nell'avventura di un gruppo di amici che insieme hanno mangiato la stessa polvere, respirato le stesse emozioni e ammirato gli stessi panorami cancellando di fatto i vessilli ed i colori che ci rappresentano.

Se i ragazzi di GSRiders sognano di fare viaggi avventurosi sappiate che Mirco e Miria di azzurrorosa.org riescono a trasformarli in realtà e in men che non si dica, scelta la destinazione vi ritrovate insieme a loro in viaggio, proiettati in terre che ogni motociclista vorrebbe raggiungere.

Ho già condiviso l’Africa con Mirco e Miria, il marocco mi ha sempre affascinato, per cui dopo la tunisia ecco che ho deciso di partire con loro per la regione maghrebina insieme al gruppo di amici di GSR.

- Mauro Cursor – lo sciupafemmine, il suo fascino ha addirittura attirato una bella ragazza sulla sua mukkona nei pressi di Tan Tan.
- Paolo Titanio – la balena bianca che si è spiaggiata sulla battigia rischiando di annegare tra i flutti per sparire nell’oceano atlantico
- Chicco – lo soprannominerò Fantastico uomo !! non certo un watusso ma con un grande cuore e forza di sopravvivenza, ha assalito le dune con carattere.
- Luca63 – Mastro Lindo !!! Mai vista una GS così pulita dopo aver corso sulla battigia evitando (non molto) le onde del mare.
- Marenostrum – mai nick può essere stato meglio azzeccato !! forse il carattere del mediterraneo non è riuscito a sintonizzarsi perfettamente con quello del grande oceano, spero che in Africa Andrea possa avere ritrovato se stesso.
- Kiki e Mary, due persone squisite con le quali mi sono divertito da matti forse anche per aver fatto il viaggio in nave insieme a Riccardo e per alcuni mostri che abbiamo insieme sconfitto. E’ difficile vedere due ragazzi così innamorati e questa loro intesa mi ha particolarmente reso contento.
- Enrico Andriolo … Un signore !! un grande uomo dal cuore da bambino e un manico da campione, sono stato con lui in Tunisia ed è sempre un piacere viaggiare con lui (prossima avventura Algeria?)
- Ivan, a lui potrei assegnargli molti soprannomi, mangia come un battaglione afghano ma per mille motivi abbiamo scelto il più appropriato: trombetta!!
- Sergio, oltre alla moto date lui un filo, mollette e sapone liquido … i problemi della biancheria sporca saranno eliminati per sempre!! Grande persona Sergio, disponibile e attenta, un genovese doc.
- Maurizio Doc, Sir Maurizio !! Quando ho conosciuto Maurizio in Tunisia mi ha dato l’impressione di una persona che dopo anni di inattività ha rispolverato la sua dominator, il suo nolan anni 90 per riaccendere quella passione che cuoce i cuori di noi tutti. Maurizio è una persona che ispira fiducia, flemmatico ma quando parli con lui devi però stare attento alle sue parole perché dietro ad ogni sua frase potrebbe celarsi l’inganno ilare della battuta scherzosa.
- Roberto Busi. Roberto ha la stoffa del campione e lo si percepisce sin da subito. Gestisce la sua HP2 sulla sabbia come fosse una bicicletta ma del resto ha le basi e l’esperienza di chi ha affrontato gare come il Rally dei Faraoni. Ho avuto il privilegio di batterlo un giorno.. si a tavola, mentre si cibava di formaggio e sabbia mentre il sottoscritto a Tan Tan ha rifiutato alla fine del pranzo l’ennesima portata reale di pesce !!
- Vito Summa. Un signore di altri tempi. Gli voglio un bene dell’anima e per questo motivo ci siamo permessi di soprannominarlo Vito Scatorcio a causa delle condizioni della sua Kappona che in terra Africana si è vista riavere ed ha fatto la sua sporca figura.
- Max. Amico di Cristiano, si è amalgamato bene con il gruppo ma forse gli mancava la sua HD anche se in sella alla GS di Cris ha dimostrato di riuscire a cavarsela anche sulle sassicaie più ostiche senza tassello.
- Livia e Terry. Livia è la moglie di Roberto Busi, simpaticissima, carinissima e accomodante .. le va assegnato il titolo di “donna santa” solo per la pazienza che usa con Roby ?. Terry invece ha scelto l’africa per ritrovare se stessa, ci sarà riuscita? Ha provato l’ebrezza della gioia su due ruote, ha respirato le notti marocchine e ha svolto il compito di reporter. Terry, una di noi!
- Il sottoscritto. Evito di cucirmi addosso qualcosa che potrebbe stonare con la meravigliosa tela marocchina e mi limito nel dire che ho vissuto questa esperienza con grande gioia e soddisfazione. Rifarei tutto quello che ho affrontato, anche bere un bicchierino in più di acqua ferruginosa e fare la pipì contro vento dal ponte della nave e ritrovarmi (meno male di notte) abbastanza umidiccio.

Primo giorno (solo per i marines, gli uomini veri.) Tangeri -->Casablanca

Dopo una traversata tranquilla durata due giorni, il gruppo formato da me, Kiki, Ivan, Sergio, Enrico ed il cavaliere errante (Mirco) iniziamo ad espletare le formalità per lo sdoganamento.
Mentre Enrico e Mirco erano in fila con i mezzi, io insieme a Sergio, Kiki ed Ivan armati di santa pazienza entriamo subito in contatto con la realtà locale e sin da subito abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare la disponibilità ed educazione delle persone del luogo.
Un tizio mai visto e conosciuto se non sulla nave all’atto dello sbarco, orgogliosamente in sella al suo Hexagon piaggio 150 acquistato usato in italia ci prende per mano e ci accompagna all’ufficio cambio, si propone come traduttore improvvisato e ci fornisce alcuni utili consigli. Lo definisco un bel biglietto da visita anche perché oltre alla sua cortese disponibilità ha dimostrato grande educazione e disinteressato altruismo visto che al momento di salutarci ha rifiutato qualsiasi forma di ringraziamento materiale limitandosi ad aggiungere il suo augurio al ns viaggio.

Chicco direbbe: che grande paese !!!!
…. Usciamo dal posto di frontiera dopo esserci riuniti con Mirco ed Enrico e subito ci dirigiamo verso un sobborgo di Tangeri per consumare il nostro pranzo a base di tutto quello che non avremmo mai preso in Italia, ma l’avventura impone di immergersi in questa realtà e quindi scacciati i cattivi pensieri riempiamo il tavolo di prelibatezze locali gustando il tutto tra clacson assordanti, litigi tra camionisti incazzati e automobilisti indisciplinati, polvere e sguardi innocenti che provenivano da occhi di bambini eccitati dalle nostre corazze e cavalcature.

Basta !! è ora di muoversi verso Casablanca, ma dopo pochi kilometri di autostrada la nostra fame di panorami e curve ha il sopravvento e via radio comunichiamo a Mirco la nostra decisione di effettuare la prima divagazione: Larache, Rabat, Casablanca seguendo i tratti più interni del Marocco percorsi da strade perfette, piegosissime che si insinuano tra verdi valli, fiumi e colline che tanto mi ricordano la mia Toscana.

Purtroppo l’attentato di Marrakesh ha portato tanta polizia sulle strade, molti controlli che però ci fanno sentire protetti e coccolati grazie anche ai saluti entusiasti degli stessi poliziotti che salutano il nostro passaggio con sorrisi e gesti che ci rincuorano.
Per raggiungere Larache ci si deve inerpicare su una zona molto panoramica e le nostre mukke hanno ringraziato, purtroppo però il tempo scorre e Casablanca è ancora lontana e davanti abbiamo ancora numerosi villaggi rurali e soprattutto Rabat!

Rabat non è caotica, di più !! è degna di un girone infernale dantesco e una volta imbottigliati dentro il traffico ci siamo visti costretti ad accostarci nei pressi di una piazza per permettere alla temperatura di scendere un po’ visto che aveva raggiunto il limite massimo consentito.
Ci sentivamo osservati dai locali, e a dire il vero non erano gli abitanti a darci noia ma bensì lo erano le lamentele di Trombetta (Ivan) che per farlo tranquillizzare e per placare la sua fame abbiamo dato fondo alle ultime merendine rancide e sciolte dal calore delle borse….
Dopo qualche minuto di sosta avevamo finalmento ottenuto la pace di Trombetta ed una temperatura accettabile dell’olio delle nostre moto per cui decidiamo di ripartire tuffandoci nel traffico di Rabat…. Un delirio che navigava tra il traffico cittadino caotico alle indicazioni isteriche del povero poliziotto che dava l’idea di essere stato posto in quel luogo più per dovere che per servizio visto che dava aria al suo fischietto solo perché imposto da un format. Lo abbiamo evitato usandolo come birillo facendo slalom tra lui, le auto e i furgoni fumanti, abbiamo persino pensato di accettare gli inviti di salire su un marciapiede in corsa ma i numerosi pedoni che vi passeggiavano ci hanno intimidito.

Rabat -> Casablanca, per me un terno al lotto visto che avevo realizzato al calar del sole che la mappa craccata del mio garmin non era poi così precisa e nel corso di questo trasferimento mi domandavo se almeno il punto GPS che Mirco mi aveva dato mi avrebbe condotto alla destinazione finale che era l’albergo Atlas.
Dopo il crescere della mia ansia e dei dubbi il punto GPS appare sul monitor del 500 e dopo alcuni km arriviamo in Hotel.... ero felice!
Doccia, cena tipica e poi nanna, domani arriveranno gli aviotrasportati, i fighetti …. L’avventura ha preso corpo.


Casablanca -> Marrakesh

Poco da dire, è stato solo un trasferimento veloce in autostrada (250 Km) abbastanza noioso come tutti i trasferimenti. La noia sparisce a meta raggiunta grazie ai comfort offerti dall’hotel lussuoso, per cui dopo doccia e bagno in piscina io, Mirco, Enrico ci regaliamo un rilassante hammam e un piacevolissimo massaggio effettuato dalle mani esperte di una splendida fanciulla in ambiente profumato ed esclusivo… costo 350 dhiram meno di 35 euro.
La sera dopo aver contrattato i prezzi dei taxi decidiamo di andare in centro a Marrakesh dove sin da subito si apre la porta sul cuore pulsante di questa città, Piazza Jemaa El Fna, piazza dalla doppia anima che nel corso delle ore del giorno si trasforma dalle prime luci dell’alba, quando ci si prepara al mercato. La sera, invece, le bancarelle vengono sostituite da tavole apparecchiate, che annunciano il consueto arrivo di cantastorie e musicisti.

Nella piazza di Jemaa El Fna campeggiano le rovine del locale fatto saltare in aria dai terroristi fondamentalisti ma ciò non mi preoccupa molto perché i resti del bar Argana sono avvolti da striscioni che inneggiano contro il fondamentalismo e il terrorismo e ciò dimostra ancora una volta che il marocco è un paese distante dalla cultura oppressiva di chi vuole portare caos e scompiglio.
Marrakesh è pulsante soprattutto di notte e come si fa a non resistere alle sue tentazioni dopo cena? Bhe abbiamo con noi Emilio, un pacioso e simpatico componente dello staff di azzurrorosa di cui parleremo più avanti, profondo conoscitore dei luoghi nascosti interviene con fare discreto nei nostri discorsi che ovviamente miravano a “conoscere meglio” questa città vibrante ed eccitante.
Altra contrattazione con i taxisti e una volta raggiunto l’accordo sul prezzo ci facciamo portare in una viuzza illuminata da una insegna inequivocabile. Io, Vito Scatorcio, Enrico, Trombetta ed Emilio non esitiamo…. Entriamo e veniamo accolti da note arabeggianti, luci soffuse, e persone multietniche soprattutto donne, molto belle, giovani, sensuali ed esotiche che in modo discreto ma esplicito offrivano la loro delicata compagnia. Ci siamo limitati a bere ed ascoltare un po’ di musica, giocare di sguardi e sorrisi e poi nanna …. (?) Una giornata di moto finalmente domani ci attende e dobbiamo riposare.

MARRAKECH – AGADIR 290 Km


Ore 07.00 - Maremma zucchina, odio questa sveglia !!!
L’impatto con la sala dove servono la colazione è forte, in europa siamo abituati ad essere inebriati dai profumi di caffè caldo, cornetti fumanti e al massimo uova e prosciutto, ma oggi vengo investito da aromi speziati che mi svegliano immediatamente e mi ricordano di essere in Africa e che essa è impaziente di mettersi a nudo per offrirci le sue più belle immagini di se.

La tappa di oggi prevede un passo di montagna il Tizi’n’Test a circa di 2100 mt di altezza dove poco dopo ci separeremo dai tassellati che inizieranno la loro “prova speciale” in discesa dal passo lungo una pietraia spettacolare e a tratti un po’ inquietante.

Appena fuori Marrakesh il panorama cambia radicalmente e inaspettatamente mi trovo di fronte ad una immagine insolita, trovo alcuni cammelli pascolare con alle loro spalle le figure delle alte montagne dell’Atlante innevate.
Inizio a respirare l’avventura da rider, chiudo la visiera e scompaiono i pensieri quotidiani che fino a qualche giorno fa mi rincorrevano. I miei occhi seguono le montagne e gli sguardi delle persone che festose salutano il nostro passaggio.
Rimango subito colpito dallo stato delle strade e dalla cura con cui sono mantenute, un fondo così “gripposo” da far invidia alle migliori strade dell’alto adige che al contrario avrebbe molto da imparare da questo popolo.
E’ proprio vero che la moto è un osservatorio privilegiato dal quale si può ammirare il mondo, lo è al punto che lungo il mio cammino non sapevo più cosa e dove guardare, ogni metro di strada celava una sua piccola meraviglia e i paesini arroccati sulle rocce, incastonati tra fango e legno facevano da contorno.

La lunga fila di moto procede verso il passo ed io insieme a Paolo “Titanio” ci stacchiamo per raggiungere per primi la cima dalla quale avremmo scattato foto e fatto filmati; una volta riuniti abbiamo consumato cibi tipici come le uova alla berbera e The alla menta al ristorante (si fa per dire) “La haute vue”
Il gestore del localino Ahemed mi ha impressionato molto per la sua estrema cordialità e per la sua spiccata dote commerciale, grandi sorrisi e risate hanno imbastito una sorte di simpatia reciproca che hanno suggellato il nostro breve incontro con un forte abbraccio di commiato accompagnato dalla frase "inshallah" (come Dio ha voluto).

Nonostante i 2000 metri la temperatura è perfetta ed una volta indossato il casco ed inforcato la zebrona mi rimetto in strada accodandomi agli altri.
Da li a breve ci separeremo e gli amanti dell’off proveranno il piacere della polvere ma lascerò a loro il compito di esprimere le loro sensazioni in merito.

Il passo di Tizi’n’Test è uno spettacolo anche in discesa e dopo poche curve il piacere della piega ci pervade insieme al colore giallo intenso delle sue pietre miliari mentre in velocità si fondono con il verde degli arbusti che si affacciano sul nero asfalto e che riempiono i miei occhi e i miei pensieri di piacevoli immagini.

Abbiamo raggiunto il fondo valle e ce ne rendiamo conto dalla differenza di temperatura che ostenta un +37 gradi alle 4 del pomeriggio ma siamo felici e il caldo e la polvere li accettiamo di buon cuore. Dopo pochi chilometri entriamo a Taroudant un paese che ospita l’ Hotel Palais Salam ricavato dai giardini di un’antica residenza del sultano che visitiamo stupendoci per la sua rara bellezza.

La giornata volge al termine, raggiungiamo Agadir dove ci attende una meritata doccia e un pasto caldo.



AGADIR – MIRLEFT 330 Km

Agadir in berbero significa “villaggio fortificato”, si trova in una sabbiosa insenatura della costa atlantica ed è una cittadina turistica che si adagia in riva al mare. E molto tranquilla, troppo purtroppo, non dovrebbe esserla in questo periodo ma probabilmente ciò a causa delle infondate paure nate dalle tensioni politiche e religiose che hanno allontanato i turisti. Abbiamo trascorso la serata limitandoci a fare una lunga passeggiata sul suo lungomare, il nostro risveglio è stato quindi meno traumatico dei giorni precedenti e la freschezza delle nostre condizioni fisiche e la grande voglia di gustare questo paese ci hanno schiaffato direttamente in sella dopo aver consumato una ricca colazione … la nostra meta era Mirleft a circa 300 km di distanza.

Due erano le colonne di moto che avrebbero raggiunto il comune meeting point, la prima formata dal gruppo stradale e il secondo gruppo da quello degli scalmanati tassellati.

Mentre Mirco guidava il gruppo off io avevo assunto il compito di traghettare gli stradisti per le strade panoramiche del sud via Tafrout e con il navigatore monco sapevo che dovevo affidarmi alla mia esperienza, alla cartina e alla radio che mi collegava al mezzo di appoggio che abbiamo subito perso grazie ad una mia grandiosa intuizione: al primo bivio e con il navigatore out mi chiedo… destra o sinistra? Ovviamente ho cannato direzione al primo tentativo e mi sono trovato dopo poche centinaia di metri praticamente nel giardino di un ignaro condomino che si è visto invadere il suo spazio da una decina di GS.
Credete che ci sia da ridere?
Affatto !!!
pensate alla faccia del tipo che appena averci salutato sorridente poco dopo la nostra inversione ha visto un’altra colonna di moto (quelle dei tassellati) capitanata da Mirco entrare in casa sua !!!
Ero piegato in due dalle risate mentre incrociavo l’altro gruppo che ci salutava fiero e sorridente, e anche sollevato nell’osservare che questo errore di calcolo era stato fatto anche dal ben più esperto “Rommel”.

Dobbiamo imboccare La R105 per Tafroute, 240 Km di strada panoramica che attraversa villaggi berberi, gole e palmerie e da oggi inizio ad immergermi nella realtà locale fatta di gole che tanto mi ricordano il Verdon in provenza, ma ci sono anche ampi spazi che cambiano repentinamente colore; vanno dal verde delle acque di un invaso che ha sacrificato un paese per cedere la vita alla vita nei pressi di Ait Baha, al verde della bassa vegetazione e dei palmizi al giallo del suo grano, al rosso della sua sabbia.
Uno scenario che spesso si può ammirare nei film che parla di legionari stanchi che trovano sollievo nelle oasi di montagna, ed io ero li immerso in quella scenografia insieme ai miei compagni di viaggio che poco per volta si distaccavano dal gruppo prima fitto, in quel nulla lungo quelle strade perfette con l’intento di catturare immagini con le proprio videocamere, immagini che a breve si trasformeranno in un ricordo come quello di un gruppo di bambini festosi all’uscita di una minuscola scuola attratti dalle moto e dalle matite che regaliamo loro. Accettano con piacere di farsi fotografare e di ciò ne sono felice.

Dopo un toboga di curve Tafroute è raggiunta. Qui dopo esserci riuniti ci facciamo rinfrancare dai suggerimenti di un onesto e pulitissimo ristoratore che ci offerto il solito apprezzato e gustoso tajine (termine berbero e arabo dialettale). Questo è un piatto di carne in umido tipico della cucina nordafricana, e in particolare marocchina che prende il nome dal caratteristico piatto in cui viene cotto. Noi abbiamo preso il mqualli (pollo con limone e olive), il kefta (polpette e pomodori) e il mrouzia (agnello con prugne e mandorle); abbiamo concluso il ricco menu con l’immancabile The alla menta di cui mi sono irresistibilmente innamorato.

Guardiamo la cartina, la divoriamo e sognamo le sue intersezioni. Voglia di moto !!
guardiamo l’ora e seppur esserci resi conto che era tardissimo qualcuno non ha rinunciato a visitare il locale mercatino che esponeva tutte quelle mercanzie che sprizzano colore nelle foto e nei racconti dei viaggiatori. Banchi traballanti esponevano cesti di spezie aromatiche e fragranti, frutta, piccoli attrezzi agricoli. Il bello di viaggiare insieme ad azzurrorosa è proprio questo, puoi gestire i tuoi tempi e i tuoi spazi in autonomia e quindi non rischi di dover rinunciare a qualcosa lungo il tuo cammino e ciò in un viaggio è fondamentale così come viverlo in sicurezza.

Io, Ivan e Sergio decidiamo però di proseguire da soli, siamo ammaliati da quanto abbiamo di fronte, ci sovrastano enormi massi che sembrano appoggiati tra loro e che danno l’impressione che uno scossone li facciano rotolare a valle, sono di colore rossastro e su alcuni di questi sventola la rossa bandiera stellata del marocco.
La strada scivola via, la sabbia a volte invade il suo centro e ciò mi ricorda la Tunisia, incontriamo giovani donne che sotto il peso di grandi fardelli dimostrano ben più della loro età, il loro sollievo è solo la schiena di un asino sulla quale si appoggiano e si fanno trasportare, credo che sia anche la loro unica grande ricchezza che custodiscono gelosamente insieme alla loro dignità.

I paesaggi cambiano, i colori pure e i muli, le pecore e i cavalli cedono il pascolo ai ruminanti cammelli che guardano il nostro passaggio con indifferenza.
Iniziamo a scendere, giù verso Tiznit e la corsa è davvero entusiasmante grazie alle ampie e veloci curve, complice il grip elevatissimo di un asfalto perfetto.
Io ed Ivan dopo una ventina di km a manetta ci fermiamo esaltati ad aspettare il resto del gruppo e un grande sorriso di reciproca ammirazione ha commentato senza parole la nostra corsa nel vento.

Inizia a scendere il sole, intravediamo l’azzurro del mare e sappiamo che la direzione è quella giusta. Il cielo non è terso, il mare mosso ha sollevato milioni di gocce di acqua e la foschia creata è di refrigerio per noi, il sole rosso intenso ci regala un tramonto indimenticabile e ci accompagna a quella che sarà la nostra residenza per questa notte. Siamo a Mirleft, dove alloggeremo in uno splendido hotel ricavato da un forte della legione straniera con tanto di Spa e piscina panoramica riscaldata, rimaniamo rapiti da quello che stiamo vivendo, dal contesto e dalle esperienze respirate poche ore prima e che tentiamo di trasferirci animatamente con grande entusiasmo … vorrei che non finisse mai.

In lontananza sento le melodie arabe di chissà quale festa locale, i tamburi e i fiati e i canti mi riportano a notti magiche che prima di essere state trascritte sui libri quali temi ed oggetti di racconti e favole sono state vissute proprio qui. Vedo una stella cadente, ne vedo un’altra spero che non sia l’ennesima birra a farmele vedere così intensamente, ma chi sogna prima o poi vedrà realizzato i suoi desideri, quindi decido di fermarmi ancora un po’ per godere tutto questa meravigliosa realtà che sto vivendo….
.....I ragazzi vanno a riposarsi .... Buona notte…



MIRLEFT – FORT BOU SHARIF 120 Km

Sono le sette del mattino, stavolta riesco a svegliarmi prima di Emilio il mio compagno di stanza (ed il che è tutto dire) sono elettrizzato, finalmente oggi allargherò le braccia a quella foschia salmastra creata dall’irruente oceano, finalmente avrò il privilegio di calpestare la sabbia di quelle spiagge che ho ormai consumato nel guardare le immagini su libri, guide e siti internet.
Ancora in sella, sono le 9 e scendiamo dal fortino in assetto off, meravigliosamente tutti in piedi verso l’asfalto percorrendo quel tratto di sterrato che collega il forte legionario che ci ha ospitato la sera precedente.
Respiro un’aria frizzante carica di iodio, l’odore del mare riempie le mie narici e vedo le onde dell’oceano che si infrangono sulla scogliera che sta lì a farsi schiaffeggiare dalla bianca spuma in attesa delle sue carezze.
La colonna viaggia spedita, vedo Mirco in testa che conduce il suo destriero con grande stile, in coda c’è Miria sul 4X4 d’appoggio che si rivelerà essenziale ed indispensabile per chi ha voglia di fare certe evoluzioni sulla spiaggia.

I giri del mio boxer rallentano, il mio sguardo segue una freccia di legno che si rivolge ad un piccolo sentiero che imbocco insieme agli altri. L’asfalto sparisce come inghiottito da strisce di sassi e sabbia, non è insidioso e anche se senza tassellati ed in discesa la posso percorrere in scioltezza, anzi mi diverte ed esalta.
Alla fine del sentiero troviamo un villaggio di pescatori che ha come sfondo una minuscola isola, è meravigliosa ma non rende neppure una decima parte di quello che mi apparirà da li a poco.
Non ho il tassellato, non dovrei nemmeno pensare di fare certe cose in moto dopo il mio brutto incidente dell’anno scorso per cui a malincuore decido di salire sul Toyota di Miria insieme a Kiki.
Non lasciatevi ingannare dallo sguardo dolce di Miria, dietro i suoi occhioni azzurri si cela l’animo di un berbero cazzuto e lei sa come dimostrarlo, inserisce le ridotte e si fionda sulla spiaggia dietro i GS.
Mi viene da piangere e questa volta non è una frasa fatta, dopo pochi secondi ho vissuto una sensazione devastante, mi sono sentito come un granello di sabbia di fronte a cotanta maestosa bellezza. Siamo sotto le zampe d’elefante, giganteschi archi che si appoggiano sulla spiaggia, questi giganti stamani hanno compagnia e lodano e apprezzano le evoluzioni di questi bambini che vivono questa esperienza nel loro corpo di adulto.

E’ veramente tutto indescrivibile, non riesco a cedere totalmente le immagini che sono stampate nella mia mente, ma invito il lettore a chiudere per un attimo gli occhi e provare ad immaginare lo scenario che abbiamo realizzato per una rappresentazione che aveva come attori principali dei mezzi su due ruote apparentemente goffi e pesanti trasformarsi in leggiadri insetti dal muso luminoso che volteggiavano in mezzo a quella nebbiolina degna del miglior coreografo.

Non riesco ad andare avanti, non riesco più a scrivere, la mia fantasia mi ha bloccato li. Faccio fatica a venir fuori da quella spiaggia, quasi quanto le GS che hanno però superato il limite grazie alla determinazione dei loro piloti e alle indicazioni di Mirco sempre presente come un fratello maggiore a tutela di quanto si stava facendo.

Personalmente ero già appagato, avrei potuto concludere così la giornata ma la corsa sulla spiaggia sarebbe stata solo l’entrata di quello che si sarebbe consumato oggi.

Guidare la moto brucia energie, farlo su fondo sabbioso di più. Una piccola sosta al villaggio seduti al tavolino fronte oceano è certamente gradita, un bicchiere di the alla menta aiuta a placare la sete anche se Ivan è sempre alla ricerca disperata del suo panino (chissà perché ma mi ricorda tanto Poldo, un personaggio dei fumetti inseparabile dal suo sandwich).

Non importa se dei motociclisti sono seduti ad un bar in riva all’oceano o in versilia, sempre di bar trattasi e in questi locali i bikers parlano di sensazioni vissute, condivise insieme alle paure e alle esaltanti prestazioni, sorrido e ringrazio chissà quale Dio per avermi messo lì a contemplare quanto stava accadendo.
Chicco tra un “porca troia” e un “che grande paese” fuma l’ennesima sigaretta, Roberto abbraccia Livia anche se la invita a non abituarsi troppo a questi momenti sdolcinati, Marenostrum non proferisce parola e appare leggermente provato e forse anche un po’ deluso dall’eccessivo zelo dimostrato dal controllo di trazione che inserendosi lo ha appoggiato sulla sabbia, Terry si perde con lo sguardo all’orizzonte, Miria cazzeggia con gli altri ragazzi esaltati da questa esperienza mentre Mirco con la sua flemma sorseggia il suo The.

Rimarrei qui ancora per ore ma ogni minuto perso è da considerarsi un irriverente furto al tempo che vuole offrirci invece il modo di dedicarsi a noi alla scoperta di questa porzione di paradiso.
Calziamo guanti e casco, accendiamo la moto e ripercorriamo a ritroso il sentiero sterrato fino alla strada principale. Non ne percorriamo molta, dopo pochi km vedo Mirco saltare dal bitume allo sterro che corre di fianco alla strada asfaltata, io lo seguo ed insieme a me anche gli altri.
Inizio ad immaginare e realizzare il suo pensiero, è ora di pranzo e dobbiamo iniziare ad individuare la giusta location per gustare le prelibatezze del bar Toyota senza però prima far divertire cavalli e cavalieri.
L’ennesimo sentiero ci porta ancora verso la spiaggia che si allarga di fronte a noi, mi ci tuffo a capofitto, lascio scorrere le ruote su quel fondo sassoso misto a sabbia e mi permetto di affrontare e superare anche il primo guado del viaggio, raggiungo gli altri e sono pervaso da una sensazione di soddisfazione che mi darà forza e carica più avanti nell’affrontare alcuni tratti off un po’ più impegnativi.
Dal Toyota si abbassa la ribaltina del cofano posteriore e in men che non si dica escono fuori alimenti che non ti saresti aspettato di vedere in occasioni e luoghi come quelli. Salame, lonza, formaggio, pane, addirittura vino fresco della valdobbiadene. Li divoriamo in un batter di ciglio per la fame ma anche perché la giostra ci attendeva e noi bambini vogliamo giocare.

Sulla battigia giacevano i relitti di due tronconi di chissà quale cargo ma poco più avanti si presentava la visione di qualcosa che difficilmente si può ammirare dal vero, uno scafo enorme ormai arrugginito e affondato nella sabbia; ho appoggiato la mia moto sotto di esso e ho sentito la zebra chiederle su come navigava quando era in vita e perchè è finito lì... non sono riuscito a sentire la risposta a causa dei gioiosi ruggiti di quei mezzi che trastullavano i miei compagni di viaggio che stavano dando sfogo a questa forma di trasgressione che difficilmente sarà ripetibile sulle battigie di casa nostra.

Che giornata !!!!! ma vi assicuro che l’avventura continua e all’orizzonte ci attende una variante che per chi come me non aveva i tassellati poteva procurare ansia.

La direzione giusta era verso Fort Bou-Jerif, una fortificazione francese alle porte del Sahara eretta nel 1935 sulle sponde del fiume Assaka nel corso della pacificazione del Marocco. In questo immenso forte che spunta da un’oasi vi vivevano circa 200 legionari e dopo l’abbandono da parte loro nel 1956 la struttura fu in seguito recuperata e trasformata in un accogliente complesso in grado di offrire sia il comfort che il proseguo di una giornata avventurosa che si conclude nelle comode tende berbere.

Per raggiungere il forte non vi sono molte alternative, solo due strade con due livelli di difficoltà differenti.
Su indicazioni di Mirco noi senza le gomme tassellate ci dirigiamo verso il percorso più semplice che non riusciamo però nemmeno ad imboccare a causa di una frana che ha spazzato il ponte che ci avrebbe condotto sulla pista.
Dopo un rapido consulto decidiamo di tirar fuori il nostro spirito di adattamento e dopo aver girato le moto di 180° migriamo verso est fino all’ingresso di quei 30 km di vera strada Africana.

Adesso quei racconti, quei film li stavo vivendo davvero, le ruote rotolavano su quel fondo duro che segnava la pista che chissà quanti avranno amato ed odiato.
Apro il gas senza incertezze, non avevo alcun timore e guidavo la moto in off con la disinvoltura di quando non avevo ancora subito quel maledetto incidente, io e Kiki in corsa ci prendiamo simpaticamente in giro e dal casco ci urliamo di cedere il passo.

Mancano 4 km all’arrivo e non abbiamo davvero trovato alcuna rilevante difficoltà nell’affrontare quella pista… ma saranno proprio i prossimi metri a darci le soddisfazioni.
Raggiungo via radio Mirco che ignaro della nostra presenza in quella zona si precipita da noi, ci trova sorridenti, carichi, qualcuno fa la pipi nel deserto.
Mirco ci informa su cosa ci attenderà, un paio di passaggi tecnici che si concluderanno con un guado. Così è, più difficile a dirsi che a farsi e dopo aver superato gli handicap e lavato le nostre mukke con l’attraversamento del fiume ci troviamo di fronte ad uno scenario da mille ed una notte.
Il sole ci saluta, sembra che abbia trovato dimora tra le mura del fortino nelle quali scompare mentre cede il passo alla luminosa sorella luna che accende le palme dell’oasi.

Le nostre mukke si concedono il meritato riposo, ne avranno da raccontare quando andranno in pensione, per adesso sono tutte vicine che si raccontano divertite prendendo in giro i loro goffi cavalieri che le hanno guidate fin li.

Dopo la meritata cena e l’esibizione di un incantatore di serpenti punto le tende berbere che ci attendono, questa notte scompariremo dentro di esse sfiniti ma felici di aver concluso una piccola avventura.

….. e la notte del deserto ci avvolge…..



MIRLEFT – TAN TAN - AGADIR 450 Km

Wroom wroom .. sput… sbeng … tatata….
Non è la suoneria del mio telefono che suona la sveglia, è il ferro di Vito Scatorcio che tutte la mattine risveglia le moto (e le persone) di buon ora, con gli occhi ancora sottochiusi io sorrido perché immagino l’animo ansioso di Vito che visti i precedenti è tormentato dalla paura di non poter accedere la sua KTM e so che il suo ruggito anche se rauco lo coccola.
Stamani è un gran giorno, chi ama l’avventura e chi ha scelto di percorrere il tratto stradale sa che TAN TAN è una meta ambita ed oggi macineremo centinaia di km sotto un sole molto caldo pur di raggiungere quella località sperduta nel nulla.
Tan Tan non ha nulla di turistico, è ai confini estremi della civiltà prima di tuffarsi nella sabbia del sahara ma il suo fascino è estremo soprattutto per chi come noi è un motociclista e sa che da quelle strade sono passati campioni del passato come Gaston Rahier o Fabrizio Meoni per correre la mitica Paris Dakar e noi stavamo per raggiungerla.

Riprendiamo la pista sterrata per una decina di km ma sappiamo che da quando imboccheremo l'asfalto la strada non offrirà molti spunti per vivere una guida sportiva, i tratti sono monotoni ma i panorami catturano l’anima e ti informano che sei davvero giunto alle porte della morte dove a parte qualche scorpione, solo la sabbia e i sassi riescono a crogiolarsi al caldo torrido.
I colori delle rocce e della sabbia cambiano, da un giallo ocra mutano in un rosso acceso e mi vien voglia di fermarmi per raccogliere quei granelli così intensamente colorati; lo farei se fossi stato solo, ho evitato ciò per non rallentare il gruppo ma ripensandoci avrei dovuto farlo.

Superiamo Guelmin, inizio a vedere la povertà che ha il sopravvento su tutto, lo stesso mercato rionale è davvero miserevole con le sue bancarelle fatte di vecchi legni mal accostati con tettoie fatte di svolazzanti teli di plastica consunta dal calore e dal sole. Davanti ai negozi, alle officine, alle attività in genere vi erano i loro gestori seduti o a volte addirittura sdraiati in attesa di un cliente ed immediatamente mi son chiesto se mai questo popolo potrebbe accettare una “vendita proattiva”.

Ancora strada, ancora asfalto, e se è vero che i paesi sono mediamente poveri devo ammettere che il fondo stradale anche in questa porzione di mondo è veramente perfetto e addirittura a pochi km prima di TAN TAN stavano effettuando profondi lavori di manutenzione e pavimentazione … altro che strade italiane !!

Stiamo percorrendo la N1 in direzione sudovest ed ecco sorgere dall’orizzonte due monoliti simbolo del nord africa, due giganteschi cammelli che campeggiano all’ingresso di Tan Tan che ovviamente saranno oggetto di mille foto da parte nostra, questi cammelli di cemento valgono come premio per tutti i chilometri percorsi oggi.
Sembravamo impazziti, le nostre macchine fotografiche continuavano a scattare senza sosta e le moto con i sella i suoi cavalieri si alternavano sotto questi giganteschi ma simpatici ruminanti.

Il tempo scorre anche a Tan Tan e dopo aver accontentato i desideri creativi con i numerosi clic ci rendiamo conto che è quasi ora di pranzo e la cartina ci indica che a circa 25 km a sudovest c’è il mare e che certamente ci darà modo di respirare un’aria più fresca viste le temperature importanti che stavamo subendo.
Risaliti in sella percorriamo però soli pochi metri a causa di un posto di blocco da parte della polizia. Non è un semplice controllo, qui tutti vengono fermati e a tutti viene fatto un controllo passaporto, si viene registrati e veniamo informati che da quel punto in poi ci saremmo potuti trovare in situazioni non sicure perché è una zona difficile, piena di predoni, criminali, guerriglieri armati, del resto siamo non lontani dal confine con la Mauritania… la nostra incoscienza non ci spaventa affatto, anzi guardandoci negli occhi con Mauro ci confidiamo che se avessimo avuto tempo e modo saremmo scesi più a sud per raggiungere Dakar.
E’ proprio Mauro che, ad un semaforo in attesa di Max che era alla continua ricerca di un bancomat, riceve l’assalto da parte di belle ragazze locali le quali forse attratte dal suo capello biondo lo corteggiano chiedendogli in particolare una di loro di portarla con se in Italia, Max arriva finalmente e conduco la fila dei GS verso ovest, verso il mare.

La temperatura dell’aria iniziava a scendere, si iniziava a sentire l’influsso dell’oceano che portava una benefica brezza fresca ed in fondo alla discesa ecco intravedere il porto.
Radio Tan Tan aveva evidentemente trasmesso la notizia che un po’ di turisti stavano arrivando e troviamo una bella signora ad attenderci ai bordi della strada che ci invita a seguirla nel suo ristorantino tipico… non mi pongo domande, decido di seguirla.
Mai scelta fu migliore !! La signora molto gentile ci condusse in una piccola costruzione pulita ed accogliente gestita da sole donne che da li a breve ci coccoleranno con grazia e professionalità, il ristorantino farebbe invidia per la sua location a moltissime strutture italiane, eravamo seduti a pochi metri dal mare e solo questo soddisfava la nostra sete di relax.
Ci viene offerto un menù a base di pesce ma mai ci saremmo aspettati quanto poi abbiamo consumato. Pesce grigliato, orate, calamari, birra a fiumi e poi quel dolce che non potrò mai più dimenticare, un tajin di frutta cotta al vapore ricoperta da una glassa di caramello .. roba da far impallidire il più esperto dei cordon bleu europei. Non vi erano cucine elettroniche, nemmeno sofisticati robot o pentole dell’ultima generazione ma solo tanta passione e gentilezza che hanno lasciato nel cuore il vivo ricordo ed il desiderio di tornare in quel posto. Questo è il marocco che un turista può trovare, questo è il marocco che vorrei farvi vedere e che spero possiate incontrare nei vostri viaggi in questa stupenda terra.

Ci salutiamo con grandi sorrisi e abbracci ripromettendoci di rivederci e riprendiamo la strada del ritorno; prossima tappa Guelmin.
A Guelmin facciamo sosta benzina e proprio al distributore sento qualcuno che mi da un piccolo strattone alla giacca, è un bambino. Questo bimbo segnerà un ricordo importante nel corso del viaggio, è un bimbo come milioni altri ma mi ha colpito per una cosa, la sua dignità nel non chiedere l’elemosina ma un paio di scarpe e qualcosa da mangiare.
Era sporco e a piedi scalzi su quell’asfalto rovente mentre a pochi metri sostava una colonna americana composta da una decina di carri armati, ecco il contrasto, il non senso della vita in quei luoghi; Luca offre al bimbo tutte le caramelle che aveva nella sua valigia, io solo qualche penna anche se con la consapevolezza che forse questo bambino non avrebbe avuto nulla su cui scrivere. Mi sento in difetto a consegnare 240 dh (il corrispondente di 23 euro) al benzinaio, vorrei poter aiutare questa creatura, sono un ipocrita come tanti nel mondo e risalgo in sella, io e la moto ci allontaniamo, il mio pensiero rimane li.

Dobbiamo fare rientro ad Agadir, ci sono tanti km da affrontare e siamo ancora lontani, la monotonia viene messa da parte dai ricordi di questa intensa giornata, le curve del passo di Tiznit ed i controlli frequenti della polizia svegliano me e la zebra, non vedo l’ora di fare una doccia, sarò accontentato verso le 21.30 ora in cui facciamo rientro in hotel dove ad attenderci troveremo i compagni dell’off i quali anche loro ne hanno da raccontare.

Sono sfinito e come i bimbi faccio cacca, pappa, nanna … sono felice e mentre penso già alla tappa di domani le immagini di questa avventura scorrono tra le pareti della mia testa e cullato da loro mi addormento.



AGADIR – ESSAOUIRA 234 Km

Oggi è il compleanno di KIKI !!!! e sono contento, soddisfatto di poter vivere la giornata di oggi insieme agli altri compagni di giochi tutti insieme ed insieme affronteremo dei percorsi fuoristradali adatti anche ai nostri bestioni da quasi 300 kg.
Noto con stupore che le moto dei fuoristradisti sono impeccabilmente pulite e ciò stona con i percorsi affrontati ieri e dopo una discreta indagine vengo a scoprire che a causa di spiaggiamenti ed insabbiamenti le loro cavalcature hanno dovuto subire un profondo lavaggio ed in particolare le moto di Paolo che si è miseramente arenata sul bagnasciuga della spiaggia rischiando di sparire tra i flutti dell’oceano e quella di Enrico che si è esibita in un looping simile a quelle evoluzioni offerte dagli acrobatici MB delle frecce tricolori. Quest’ultima verrà poi appesa ad asciugare nell’intento di svuotarla dai pesci che avevano trovato albergo tra i condotti di aspirazione.

Oggi siamo tutti uniti in un unico gruppo e godo nel cercare gli sguardi soddisfatti di tutti, è piacevole condividere certi momenti e respirarli insieme, vorrei tanto poterli intervistare ad uno ad uno per farmi investire dal loro enorme entusiasmo, è una carica positiva che ti riempe il cuore di gioia e vorresti che non finisca mai.

Guardo Chicco su strada, mi rammarica il fatto di vederlo sul traballante ma agile 690, su asfalto lo immagino sofferente così abituato dal gaaasss del GS e pochi kilometri dopo ne avrò la prova di ciò che percepisco.
Vito invece è il solito ragazzo che non “chiude” nemmeno se in groppa ad un mulo e lo ha dimostrato lungo una bella e sinuosa salita veloce affrontata con estrema fluidità da me, Kiki, Vito e Mirco che in quel frangente gli si è chiusa la vena e di questo non eravamo poi scontenti.. anzi, abbiamo apprezzato e (in)seguito.

Il programma di oggi sarebbe stato molto vario, off semplice, tanto pesce e poi Essaouria.

Letto così sembrerebbe una giornata anonima ma trasferimenti a parte non credo di essermi mai annoiato.
Dopo la verve sportiva spesa sul tratto stradale ecco che arriva il momento che accontenta chi vuole bagnarsi di polvere.
Tolgo l’ABS, abbasso la visiera ed ingrano la prima, mi metto in piedi sulle pedane stringo la sella con le ginocchia e sposto il peso in avanti … apro il gas e inizio a salire tra pietre e canali di scolo induriti, è una pacchia per me un po’ meno per il mio polso che urla ma proprio adesso non mi interessa ascoltare le sue lamentele, vado avanti soddisfatto per quello che stavo facendo… mi stavo divertendo immerso in una nuvola di polvere!!
Superiamo una piccola carovana di paciosi cammelli e ci fermiamo poco dopo ad ammirare la scogliera che si erge sotto di noi, ci affacciamo da quella terrazza naturale su quell’oceano maestoso che sembra abbia indossato per l’occasione uno dei suoi vestiti più belli colorato di un blu profondo che divide con il cielo così terso e pulito, e da l’idea che siano proprio il mare ed il cielo a ringraziare sorridenti la passione ed il rispetto che nutriamo per quello che ci circonda.

Si riparte, sono combattuto tra proseguire speditamente su quei sassi o se procedere con passo lento per poter rubare al tempo ogni fotogramma di questo spettacolo. Rallento ma non troppo, riesco pure a fermarmi per fare qualche foto e poco dopo ecco che trovo i miei amici alle prese con un bel guado. Scalpito, non vedo l’ora di passare il fiume e dopo il passaggio di tutti arriva anche il mio turno .. al di là ad attenderci come al solito c’è Mirco, sempre presente e sempre pronto nel girare buoni suggerimenti o per tirarti fuori da situazioni imbarazzanti.

Un ultima salita, un’ultima pietraia, assumo la stessa postura di prima e mantengo il gas aperto con la ruota posteriore sempre in trazione, so che se chiudessi rovinerei per terra e proseguo con determinazione arrivando con successo e soddisfazione in cima alla salita. Anche senza il tassello il GS c’è !!

I viaggi in Marocco hanno una caratteristica ovvero quella di essere assimilati davvero ad una rappresentazione scenografica, così che mentre stai ammirando una gola subito dopo una curva ti si apre un nuovo palcoscenico e Cap Tafelney ha a noi esibito una spiaggia che non ha tempo, tutto li si è fermato e solo le sparute auto dei turisti (pochi per fortuna) e le nostre moto ricordavano che ci trovavamo nel 2011.
Cap Tafelney è un villaggio di pescatori, solo tre famiglie vivono qui tutto l’anno e tutto sa di arcaico come i muli che insieme all’uomo tirano in secca le barche dopo una giornata di pesca e proprio di quei pesci ci ciberemo con grandissima soddisfazione.

La nostra tavola è ancora una volta apparecchiata in modo semplice ma di fatto è molto ricca di pietanze ricercate e ancora una volta ne siamo profondamente soddisfatti.
Siamo lontani da alberghi 4 stelle, da villaggi tustici chiassosi e comodità extra lusso, qui l’aria condizionata è offerta dal venticello fresco che ci accarezza, i bicchieri di carta riempiti da fresca acqua assumono un significato più profondo di quelli di cristallo che campeggiano boriosi sui deschi dei ricchi, la semplicità ci insegna che spesso basta poco per raggiungere il nirvana e senza dircelo di ciò eravamo tutti d’accordo.

E’ ora di muoversi, io decido di saltare la seconda parte di off, i miei stimoli intestinali urgono di un wc accogliente che troveremo ad essaouira e con me vengono a cag.. Max e Marenostrum.
Lo scenario è molto vario, si vedono distese sterminate di piante simili ai nostri ulivi che si chiamano arganier e dai cui estrae il famoso olio di argan che si usa sia in cosmesi, sia per alimentazione e finalmente arriviamo ad essaouria la città del vento.
Sarà la passeggiata serale a farcela conoscere meglio, è una cittadina fantastica che si affaccia sul mare mentre la Qasba, cioè la cittadella fortificata che difende il porto, è una piattaforma protetta da mura merlate su cui si trovano dei cannoni spagnoli dei secoli XVII e XVIII rivolti verso l'oceano.
Sono numerosi i laboratori, i negozietti i portici dedicati alle arti e agli oggetti locali, gioielli e tappeti e quadri, è un piacere contrattare con gli artigiani locali e inebrianti sono alcuni negozi che vengono incensi e profumi.
Essaouira è indimenticabile !!! forse per questo motivo la città degli anni 70 era frequentata da Jimy Hendrix e Frank Zappa ??

Dopo una giornata così intensa sarà il dopocena a rilassarci grazie al consueto briefing a bordo piscina tenuto da Mirco che ci illustrerà il viaggio di domani…
Il letto mi chiama, non posso non dedicargli le dovute attenzioni … zzzzz….ronf …. zzz ….



ESSAOUIRA – CASABLANCA - TANGERI - GENOVA

E’ un tappone finale, la vacanza volge al termine e lo sentiamo un po’ tutti. Qualcuno si lagna per aver visto scorrere così velocemente questi giorni, qualcun altro invece è ansioso di tornare a casa ma tutti siamo concordi nel pensare che un viaggio come questo ci ha regalato qualcosa e che le persone più sensibili non solo lo ricorderanno per tutta la vita ma addirittura hanno già promesso al continente Africa il proprio ritorno. Casablanca sarà la meta che saluterà gran parte degli amici che hanno condiviso questo viaggio, ma non esiste un commiato senza un pranzo adeguato e Mirko tira fuori dal suo cilindro..oppss..casco l’ultimo regalo che concede a tutti noi l’ennesima opportunità di qualcosa di irripetibile almeno in Italia. Come lo immaginate un ristorante dal nome “Parco delle ostriche”? Bhe vi assicuro che qualsiasi cosa voi immaginiate sarà solo minima parte di quello che abbiamo consumato con gioia, decine di ostriche, pesce in abbondanza, ricci di mare, granseole ed altro ancora, il tutto ovviamente pescato davanti ai nostri occhi dalla baia sulla quale il ristorante si trova. .. spesa? Poco più di 20 euro a testa.

Pieni di gusto e ovviamente di soddisfazione ci vediamo catapultati a Casablanca. La sera si concluderà in uno dei tanti ristorantini della città, il mio amico Chicco siede di fronte a me e vedo che la sua pelle inizia a squamarsi (lui odia il pesce) così ordinerà una buona (si fa per dire) pizza “porca troia” da lui appellata così tanto per non perdere il vizio.

Sabato mattina … Attraversiamo la città di Casablanca poco dopo l’alba, è deserta, vengo avvicinato da una vettura con tre belle ragazze dentro e che erano uscite dal nostro stesso albergo pochi minuti fa, sono visibilmente alticce e lo dimostrano anche dalla loro licenza poetica e dagli invitanti saluti che lanciavano, io ricambio e le vedo sparire tra le stradine di quella città che tra non molto risvegliandosi diventerà caotica.

La colonna giunge al punto dal quale è iniziata questa avventura il piazzale dell’albergo Altlas, guardo i volti di tutti e a tutti dono il mio sorriso sincero.
Sono triste e felice al tempo stesso perché so che la promessa di affrontare insieme la prossima puntata di questa storia è reale.
Il bus inghiotte chi da li a poco si imbarcherà sull’aereo per raggiungere le proprie residenze e va via, noi invece carichiamo le moto di chi è partito regalandoci ancora un giorno prima di salire domani sulla nave che ci attende a Tangeri che visiteremo con cura (città vecchia) prima dell'imbarco.

E’ finita davvero.

Sono sulla motonave “Fantastic” ed è buffo come questo nome concluda il viaggio. Fantastico il tour, il paesaggio, il Marocco, fantastici i miei compagni di giochi che mi hanno regalato quei sorrisi ai quali dedico il mio pensiero, fantastico è stato il menù bicilindrico che ha alternato asfalto e off scelto dai nostri Chef Mirco e Miria ai quali va una particolare menzione.
A Mirco Bettini riconosco la grande professionalità e la grande competenza sull’uso e insegnamento della moto anche in condizioni sfavorevoli. Pacato e riflessivo vi porterà ovunque e anche se voi non credete in voi stessi è lui che crede in voi e tendendovi la mano vi farà saltare quel fosso che fino a ieri giudicavate impossibile affrontare.
Mirco non russa !!! Mirco chiacchera e crea nel sonno, l’ho sentito chiaramente lamentarsi… anche se non ho capito con chi eheheheh.
Miria invece è la donna perfetta dell’adventuroso. Come Mirco anche Miria sa portarvi ovunque su qualsiasi terreno, e spesso sfodera il suo istinto materno che usa con i suoi pulcini mentre li segue sul 4X4 con attenzione.

Spero nel prossimo viaggio di reincontrare tutti voi amici, questo mio diario lo dedico a tutti voi.
Grazie a:

Mirco
Miria
Terry
Livia
Roberto
Mauro
Maurizio
Andrea
Luca
Riccardo
Mari
Enrico
Vito
Max
Cristiano
Paolo
Sergio
Ivan
Enrico
me stesso ...

Alla prossima avventura .....

Carlo "lo SCURO"







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