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Assietta e Savoia by Contegiz e Nonno 2008

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Luglio 2008

La sorpresa delle strade, la precisione delle curve, lo spettacolo dei panorami.... che spettacolo!!!!!
Per non parlare della compagnia assolutamente piacevole e divertente e del tempo quasi sempre favorevole....


A partire dal primo giorno di viaggio, quello che ci ha portati a Combe, la prima nostra meta, in un borghetto piemontese vicino a Susa, dall’aspetto tanto inquietante quanto accogliente, fino al rientro quando abbiamo imboccato strade diverse, non abbiamo mai smesso di incontrare luoghi mozzafiato e gente accogliente.

Per arrivare al Sestrière e quindi alla frontiera per raggiungere Briançon abbiamo puntato al Passo delle Finestre lo spettacolare tratto di strada sterrata resa ancora più suggestiva dal tempo non molto propizio... nuvole basse che rendevano questa parte di montagna ancora più irraggiungibile e se vogliamo minacciosa.

Alla fine, giunti in cima, abbiamo avuto la certezza di aver fatto la strada migliore che si potesse e che quella che ci apprestavamo a fare sarebbe stata forse meglio, solo che raggiungere il famoso Passo dell’Assietta non é stato così semplice!

Da ogni dove ricevevamo notizie contrastanti: chi ci diceva che era chiusa per frane, chi che il transito non era consentito ai motoveicoli, chi che non si poteva più percorrere da tempo... il massimo l’abbiamo raggiungo con un motociclista incontrato sulle Finestre che ci confermava che l’Assietta era chiusa a causa di ben 11 frane e visto che era un endurista a dirlo non poteva essere che una fonte attendibile.
Bé non era così, il consueto dubbio che giace nel profondo di ogni motociclista ha indotto i ns piloti (inutile dire che sono stati sempre loro il vero traino della gita) ad andare a verificare con mano, in questo caso con pneumatici, l’effettivo sbarramento della strada sterrata tanto agognata, anche i cartelli sono stati ignorati ed é stata la decisione più giusta e azzeccata che potessimo prendere.

Questa lunga strada sterrata (che molti vorrebbero chiudere la traffico auto/motociclistico) regno di mountain-bikers e trekkers é davvero una meraviglia nascosta tra pareti di roccia e ampi pascoli incontaminati.
Il fondo stradale è caratterizzato da sassi-fango-sabbia-ciotoli-ghiaia-buche-pozze, le frane c’erano davvero (forse più di 11) ma in un modo o nell’altro erano state spianate o si riusciva ad aggirarle.
Il precipizio che sempre ci accompagnava era in alcuni punti addirittura più visibile grazie alla strada franata e protetta soltanto da un pezzo di legno (non guardare giù!), a volte Inutile dire che abbiamo rischiato di cadere, niente di che, ma quel piccolo brivido che ti corre lungo la schiena é passato più di qualche volta e in ogni caso che spettacolo e che emozione....

Ma questa non é che una delle strade speciali che abbiamo potuto percorrere; durante l’intero giro con la supervisione e le dritte del Nonno tutte le strade si sono rivelate degne di nota, del resto la nostra meta erano le Gorge du Verdon che inevitabilmente ci hanno lasciato a bocca aperta e ad occhi perennemente in aria.
Giù nel profondo delle gole, in questo caso noi passeggere/zavorre, abbiamo forse potuto apprezzare di più il panorama che ci si presentava, con il fiume che ci seguiva (no noi seguivamo lui), le miriadi di fiori, i diversi colori delle rocce, del cielo, di tutto... insomma é davvero difficile rendere tutto quanto. Le foto aiutano un po’incontravamo delle pozze d’acqua (guadi spaventosi) e le marmotte controllavano che non facessimo dei danni.

E che cosa dire del Col de la Bonnette?
Incredibile e indescrivibile bisogna andarci per crederci, per rendersi conto di che cos’é, così poi ne potremo parlare.... No davvero ci sono cose che ti segnano e ammetto che questa strada resterà parecchio nella mia memoria; basterà citare: acque cristalline, vero profumo di ossigeno, aquile in cielo, un mondo naturale che dalla cima sembra non finire mai....

Ma eccoci di nuovo di fronte ad un cartello che ci annuncia un altro passo, sterrato naturalmente, Le Col de Parpaillon, questo però era uno di quei momenti in cui il tempo non era a noi propizio e diluviava abbondantemente motivo per cui abbiamo girato le nostre motorette e ce ne siamo tornati da dove siamo venuti.
Così, però, non é stato la seconda volta quando, seppure con un cielo grigio e minaccioso e qualche peripezia per ritrovare il nostro agognato cartello, abbiamo intrapreso l’avventura del Parpaillon.

Perché devo dire che si é trattato davvero di un’avventura!
A causa della strada parecchio sconnessa, della pioggia che nel frattempo ci ha infradiciato (costringendoci per l’ennesima volta a mettere le tute da pioggia) e ha bagnato i massi sparsi qua e là, le frane che una ruspa stava spianando e infine la neve che si trasformava in rivoli e ci si parava davanti alle gomme, tutto questo insomma ha messo a dura prova le ns capacità... di guida per chi teneva ben saldo il manubrio e di equilibrio per chi stava dietro e vedeva le cose con un’altra prospettiva (più preoccupante?). Anche perché non dobbiamo dimenticare che subito lì c’era il burrone...!

Questo sterrato é stato impegnativo per tutti anche per un Nissan Navara che abbiamo incontrato giusto nel punto più impegnativo e che ci ha aiutati in un momento di panne, quando la moto del Nonno é rimasta incastrata, intraversata, ribaltata tra la ghiaia e i sassi in pendenza sopra una frana.... si insomma un po’ un casino ma ci siamo sentiti molto Camel Trophy, tutti uniti a tirare e spingere e Contegiz che traghettava le moto da una sassaia ad una nevaia, che bravo! (un po’ di sano orgoglio coniugale J).


E cosa dire del passaggio sotto al tunnel immerso nel buio e nell’acqua? Fantascienza! Noi quattro proiettati dentro questo buco nero dove gli schizzi d’acqua ci colpivano dall’alto e dal basso, la galleria era infatti allagata, e dovrei dire immersi anche nel silenzio se non fosse che noi eravamo effettivamente ammutoliti un po’ per l’emozione un po’ per il timore, ma il motore delle GS si faceva sentire chiaramente (un faro nella notte!).

Una volta al di là del tunnel tutto é cambiato, il paesaggio é diventato più morbido, più accogliente e colorato quasi che il tunnel fosse lì appositamente per delimitare due zone ben definite e diverse tra loro.
Raggiunta la fine di questa via davvero unica abbiamo scoperto che il tunnel era stato realizzato assieme alla strada quale continuazione della via Maginot, da un gruppo di Spagnoli esuli in Francia... bé più di così!!!

Tutto é stato davvero molto speciale: la strada é stata senz’altro la protagonista assoluta di questa gita ma tutto il contorno, caratterizzato dagli amici, i paesaggi, gli alloggi che volta per volta cambiavamo e accompagnavano il nostro riposo, il cibo, l’accoglienza inaspettata della gente francese e... le crêpes e le raclettee e e e.... hanno sicuramente amplificato la nostra gioia e le nostre sensazioni.





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